Di che era maceria
quel silenzio?
della storia
dell’uomo —
perfino
della sua memoria —
oppure del collasso
estremo della materia...?
E lui
ergo dov’era,
perché non rispondeva
neppure da un barbaglio
della sua passata gloria...?
Mai stato? —
sussultava
a un tratto
la mente presa dal panico —
o morto
pietrificato nella nera roccia
della fine del vocabolo
e dalla nullità
del canto, della parabola...
Ma quella era la sua vittoria,
quel brivido,
quel no! Detto al non essere
da tutte le cellule, era il seme
quello, il fermento.

Da quelle numerose morti parla
quando noi parliamo.
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