In Lucania,
in quella cappadocia di dolori,
in quei monti calvari -
di freddo e di vigilia

mi ferì
sole improvviso
quel sole, mi colpì duro col taglio
della sua obliquità,
m’incise
a fondo i pensieri,
che avevo di penuria,
di carie e di ascetica erosione

ad opera dell’aria,
me li fece sanguinare
e splendere

sotto la conversione
di tutta la materia
in cos’altro da sé —

in cos’altro? chiedevo
e mandavano barbagli
candidi
per troppa tenerezza di velluto
quegli occhi delle loro adolescenti,
loro? Figlie di quali re?
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