Libro primo, canto XXV, ottave 37-39
Come fo gionto dentro a l’alta rocca,
Angelica la bella rincontrava.
Lui salta de l’arcion, che nulla tocca;
la dama di sua mano il disarmava,
e nel trargli de l’elmo il bacia in bocca:
non dimandati come Orlando stava;
ché, quando presso si sentì quel viso,
credette esser di certo in paradiso.
Avea la dama un bagno apparecchiato,
troppo gentile e di suave odore,
e di sua mano il conte ebbe spogliato,
baciandol spesse fiate con amore.
Poi l’ungiva d’uno olio delicato,
che caccia de la carne ogni livore;
e quando la persona è afflitta e stanca,
per quel ritorna vigorosa e franca.
Stavasi ’l conte quieto e vergognoso,
mentre la dama intorno il maneggiava;
e benché fosse di questo gioioso,
crescere in alcun loco non mostrava.
Intra nel fine in quel bagno odoroso,
e sé dal collo in giù tutto lavava
e poi che asciutto fu, con gran diletto
per poco spazio se colca nel letto.
Angelica la bella rincontrava.
Lui salta de l’arcion, che nulla tocca;
la dama di sua mano il disarmava,
e nel trargli de l’elmo il bacia in bocca:
non dimandati come Orlando stava;
ché, quando presso si sentì quel viso,
credette esser di certo in paradiso.
Avea la dama un bagno apparecchiato,
troppo gentile e di suave odore,
e di sua mano il conte ebbe spogliato,
baciandol spesse fiate con amore.
Poi l’ungiva d’uno olio delicato,
che caccia de la carne ogni livore;
e quando la persona è afflitta e stanca,
per quel ritorna vigorosa e franca.
Stavasi ’l conte quieto e vergognoso,
mentre la dama intorno il maneggiava;
e benché fosse di questo gioioso,
crescere in alcun loco non mostrava.
Intra nel fine in quel bagno odoroso,
e sé dal collo in giù tutto lavava
e poi che asciutto fu, con gran diletto
per poco spazio se colca nel letto.