O sonno, o della quieta, umida, ombrosa
notte placido figlio; o de’ mortali
egri conforto, oblio dolce de’ mali
sì gravi, ond’è la vita aspra e noiosa;

soccorri al core omai, che langue e posa
non have; e queste membra stanche e frali
solleva: a me ten vola, o sonno, e l’ali
tue brune sovra me distendi e posa!
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