Michelangelo

Michelangelo

1475–1564 · visse 88 anni IT IT

n. 1475-03-06, Caprese Michelangelo · m. 1564-02-18, Roma

Carico d’anni e di peccati pieno

Carico d’anni e di peccati pieno
e col trist’uso radicato e forte,

vicin mi veggio a l’una e l’altra morte,
e parte ’l cor nutrisco di veleno.
Né propie forze ho, c’al bisogno sièno
per cangiar vita, amor, costume o sorte,
senza le tuo divine e chiare scorte,
d’ogni fallace corso guida e freno.
Signor mie car, non basta che m’invogli
c’aspiri al ciel sol perché l’alma sia,
non come prima, di nulla, creata.
Anzi che del mortal la privi e spogli,
prego m’ammezzi l’alta e erta via,
e fie più chiara e certa la tornata.
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Poesie

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Carico d’anni e di peccati pieno

Carico d’anni e di peccati pieno
e col trist’uso radicato e forte,

vicin mi veggio a l’una e l’altra morte,
e parte ’l cor nutrisco di veleno.
Né propie forze ho, c’al bisogno sièno
per cangiar vita, amor, costume o sorte,
senza le tuo divine e chiare scorte,
d’ogni fallace corso guida e freno.
Signor mie car, non basta che m’invogli
c’aspiri al ciel sol perché l’alma sia,
non come prima, di nulla, creata.
Anzi che del mortal la privi e spogli,
prego m’ammezzi l’alta e erta via,
e fie più chiara e certa la tornata.

Caro m’è ’l sonno, e più l’esser di sasso

Caro m’è ’l sonno, e più l’esser di sasso,
mentre che ’l danno e la vergogna dura;
non veder, non sentir m’è gran ventura;
però non mi destar, deh, parla basso!

Giunto è già ’l corso della vita mia

Giunto è già ’l corso della vita mia,
con tempestoso mar, per fragil barca,
al comun porto, ov’a render si varca
conto e ragion d’ogni opra trista e pia.
Onde l’affettüosa fantasia
che l’arte mi fece idol e monarca

conosco or ben com’era d’error carca
e quel c’a mal suo grado ogn’uom desia.
Gli amorosi pensier, già vani e lieti,
che fien or, s’a duo morte m’avvicino?
D’una so ’l certo, e l’altra mi minaccia.
Né pinger né scolpir fie più che quieti
l’anima, volta a quell’amor divino
c’aperse, a prender noi, ’n croce le braccia.

La forza d’un bel volto al ciel mi sprona

La forza d’un bel volto al ciel mi sprona
(ch’altro in terra non c’è che mi diletti)
e vivo ascendo tra gli spirti eletti,
grazia ch’ad uom mortal raro si dona.

Si ben col suo Fattor l’opra consuona,
ch’a lui mi levo divin concetti;
e quivi informo i pensier tutti e i detti
ardendo, amando per gentil persona.

Onde, se mai da due begli occhi il guardo
torcer non so, conosco in lor la luce
che mi mostra la via ch’a Dio mi guide.

E se nel lume loro acceso io ardo,
nel nobil foco mio dolce riluce
la gioia che nel cielo eterna ride.

Non ha l’ottimo artista alcun concetto

Non ha l’ottimo artista alcun concetto
c’un marmo solo in sé non circonscriva
col suo superchio, e solo a quello arriva
la man che ubbidisce all’intelletto.
Il mal ch’io fuggo, e ’l ben ch’io mi prometto,
in te, donna leggiadra, altera e diva,
tal si nasconde; e perch’io più non viva,
contraria ho l’arte al disïato effetto.
Amor dunque non ha, né tua beltate
o durezza o fortuna o gran disdegno
del mio mal colpa, o mio destino o sorte;
se dentro del tuo cor morte e pietate
porti in un tempo, e che ’l mio basso ingegno
non sappia, ardendo, trarne altro che morte.

O sonno, o della quieta, umida, ombrosa

O sonno, o della quieta, umida, ombrosa
notte placido figlio; o de’ mortali
egri conforto, oblio dolce de’ mali
sì gravi, ond’è la vita aspra e noiosa;

soccorri al core omai, che langue e posa
non have; e queste membra stanche e frali
solleva: a me ten vola, o sonno, e l’ali
tue brune sovra me distendi e posa!

Ov’è ’I silenzio, che ’l dì fugge e ’°l lume?

Ov’è ’I silenzio, che ’l dì fugge e ’°l lume?
e i lievi sogni, che con non secure
vestigia di seguirti han per costume?

Lasso! chè ’nvan te chiamo, e queste oscure
e gelide ombre invan lusingò. O piume
d’asprezze colme! o notti acerbe e dure!

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