Fittamente colloquiando sotto
l’arco rumoroso di Portalba
nel luccichio delle librerie, io
e un’amica di università - qualche
ruga ne sottolinea gli anni - ricordiamo
l’antico fuoco del sapere quando
l’illustre cattedratico nutriva
con succulente parole i centomila
fantasmi letterari, gli amari
sottintesi della storia. Ci pare, ora,
ridotto a cenere quel fuoco dacché
la vita ben altre verità ci impone
e la città, questa mai troppo
intossicata Neapolis, murata
nelle sublimi sue rovine, la nostra
voce spinge verso la buia feritoia
di un palazzo assai glorioso
che muffe e larve ingoia. Eppure
su noi due il sole dilaga.
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