Dolente me, son morto ed aggio vita
Dolente me, son mòrto ed aggio vita,
non posso prender mai consumamento:
sempre cor’ e corp’ ho, l’arm’è guernita
di dolorosi mai stando in tormento.
Non veggio mai chio possa aver fenita,
però di me morire v’aconsento:
poi dal corpo l’arma fosse partita,
fora saria di tanto struggimento;
ma di tal guisa ho questa ferita,
non farò da dolor mai partimento.
Ma tuttavia pur di male in peggio
ognor sormonto: Deo, come ne scampo?
ché non fenisco tanto mal proseggio?
Verso di me ha preso tanto campo
lo mal d’Amore, ca sio vado o reggio,
sono preso d’un foco ond’i’ si avampo.
Panuccio dal Bagno
non posso prender mai consumamento:
sempre cor’ e corp’ ho, l’arm’è guernita
di dolorosi mai stando in tormento.
Non veggio mai chio possa aver fenita,
però di me morire v’aconsento:
poi dal corpo l’arma fosse partita,
fora saria di tanto struggimento;
ma di tal guisa ho questa ferita,
non farò da dolor mai partimento.
Ma tuttavia pur di male in peggio
ognor sormonto: Deo, come ne scampo?
ché non fenisco tanto mal proseggio?
Verso di me ha preso tanto campo
lo mal d’Amore, ca sio vado o reggio,
sono preso d’un foco ond’i’ si avampo.
Panuccio dal Bagno