L’istinto di conservazione

Qui conta come (può un pesce vivere
a lungo sulla sabbia secca? dormire
senza cuscino?) la vita dell’uomo è
tutta un tentativo (non ne ho la minima
idea, non sono mai stato così triste):

tuttavia una volta si era travestito
da lattaio, d’altra parte (cercai una posizione
più comoda sulla sedia) non può vivere a lungo
(passammo il resto della notte seduti,
straziati dalla fame, aspettando l’alba).

salì dunque fino all’ultimo piano,
come gli alberi più alti nella neve
(descriveteci i luoghi che vi circondano se possibile),
e la lancetta? sembrava girare troppo adagio:
nessuno lo vide, dormono tutti.

(La stessa sensazione, dunque state seduti,
dubitatene; sbottoniamo altre settimane,
e ancora la ferita, il raffreddore, mani
aperte che sporcano le acque, sempre che
non ci abbiano seguiti. Rossa come un cavallo.)
La febbre alta come la neve, un solo bottone
pensò. Un enorme risparmio di tempo.
Un cavillo —prego? galoppa (e
parliamone pure, il personaggio merita
di essere ricordato). Salì fino all’ultimo.

Perforata la sottile lamiera (potrei
avere qualcosa da bere?) nei ritagli
di tempo (non risponde) strappa i rami
ai boschi (una lisca nel palato) su una slitta
carica di neve (è scomparso) sbucato

da chissà dove (e ossicini sul pavimento
dappertutto) e la grandine sul prato spuntata
nel paesaggio pitturato in forma di gocciola,
altissimo torreggiante campanaro, giacendo
in fondo alla torre, bevendo a grandi sorsi.
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