Poesie di questo tema
Paura e ansia
Cesare Viviani
Il cittadino mi vede
Il cittadino mi vede seduto
sulla panchina che la prima luce
imbianca, meravigliato
si ferma e vuole
che gli risponda. Dice
che sono bianco in volto
sulla panchina che la prima luce
imbianca, meravigliato
si ferma e vuole
che gli risponda. Dice
che sono bianco in volto
Felice Piemontese
...L’ultima volta ci siamo incontrati
...l’ultima volta ci siamo incontrati in rue de l’Observatorie.
Uscimmo insieme scendendo verso la Senna. In rue du Chat-
qui-Péche una donna si sporse dalla finestra di una casa
malfamata e sputò nella nostra direzione- “Des étrangers, des
espions...” disse con disprezzo...
...ed è scappato per la porta
...ed è scappato per la porta che dà sulla strada comunale,
dirigendosi verso il bosco di Aunay. In quel momento io
ho messo la testa in casa e ho visto i cadaveri di sua madre e
del fratellino. Allora ho perso la ragione e mi sono messo a
gridare: “Dio mio, che disgrazia, Dio mio che disgrazia”...
...ogni notte incubi
...ogni notte incubi spaventosi, lacerazioni, febbre...
Uscimmo insieme scendendo verso la Senna. In rue du Chat-
qui-Péche una donna si sporse dalla finestra di una casa
malfamata e sputò nella nostra direzione- “Des étrangers, des
espions...” disse con disprezzo...
...ed è scappato per la porta
...ed è scappato per la porta che dà sulla strada comunale,
dirigendosi verso il bosco di Aunay. In quel momento io
ho messo la testa in casa e ho visto i cadaveri di sua madre e
del fratellino. Allora ho perso la ragione e mi sono messo a
gridare: “Dio mio, che disgrazia, Dio mio che disgrazia”...
...ogni notte incubi
...ogni notte incubi spaventosi, lacerazioni, febbre...
Felice Piemontese
Quei tre o quattro alberi
Quei tre o quattro alberi del giardinetto sotto casa sono oggi
pieni d’uccelli. Merli, passeri, rondoni. Volano continuamente
da un albero all’altro, qualcuno si posa sui ferri del balcone.
Non so perché, ma tutto questo mi sembra inquietante. Un
segnale di qualcosa? O semplice paranoia?
pieni d’uccelli. Merli, passeri, rondoni. Volano continuamente
da un albero all’altro, qualcuno si posa sui ferri del balcone.
Non so perché, ma tutto questo mi sembra inquietante. Un
segnale di qualcosa? O semplice paranoia?
Giovanni Giudici
Tigri
Se non hai paura è possibile
Che non ti capita niente. Rasentare
La buca del patatràc non è lo stesso che cascarci.
O ci finisci dentro, ma senza avere guardato
Invece se hai paura è sicuro
Che qualcosa ti succederà. La natura
Non ammette vuoti e tanta fifa in corpo che accumuli
Ci pensa lei a inventarti il trabocchetto.
Gioca tutto sull’evidenza.
Attieniti ai fatti, rispondigli
Bòtta a bòtta, nel modo che meglio ti pare:
Grazia, disperazione o ironia.
Ma farsi sbranare dalle tigri che non arrivano
In quelle poche budella di cervello
Nella scatola d’ossa che basta una martellata
È da idioti—si muore una volta sola.
From LUME DEI TUOI MISTERI
Che non ti capita niente. Rasentare
La buca del patatràc non è lo stesso che cascarci.
O ci finisci dentro, ma senza avere guardato
Invece se hai paura è sicuro
Che qualcosa ti succederà. La natura
Non ammette vuoti e tanta fifa in corpo che accumuli
Ci pensa lei a inventarti il trabocchetto.
Gioca tutto sull’evidenza.
Attieniti ai fatti, rispondigli
Bòtta a bòtta, nel modo che meglio ti pare:
Grazia, disperazione o ironia.
Ma farsi sbranare dalle tigri che non arrivano
In quelle poche budella di cervello
Nella scatola d’ossa che basta una martellata
È da idioti—si muore una volta sola.
From LUME DEI TUOI MISTERI
Giovanni Pascoli
E così piange, poi che giunse anelo
E così piange, poi che giunse anelo:
piange dall’occhio nero come morte:
piange dall’occhio azzurro come cielo.
Chè si fa sempre (tale è la sua sorte)
nell’occhio nero lo sperar, più vano:
nell’occhio azzurro il desiar, più forte.
Egli ode belve fremere lontano,
egli ode forze incognite, incessanti,
passargli a fronte nell’immenso piano,
come trotto di mandre d’elefanti.
piange dall’occhio nero come morte:
piange dall’occhio azzurro come cielo.
Chè si fa sempre (tale è la sua sorte)
nell’occhio nero lo sperar, più vano:
nell’occhio azzurro il desiar, più forte.
Egli ode belve fremere lontano,
egli ode forze incognite, incessanti,
passargli a fronte nell’immenso piano,
come trotto di mandre d’elefanti.
Maurizio Cucchi
Ma c’è chi osserva atterrito
Ma c’è chi osserva atterrito la sua tenebra ogni notte,
e madido
annichilisce col capo sul cuscino
e per calmarsi si accarezza il viso,
sfiora incerto il corpo più vicino
e resta lì, capisce
il suo graduale trascolorare lento
fino a un biancore senza nome.
“All’incubo non c’è mai risveglio,
ma 10 lo guardo dritto.
Forse c’è un senso
di più docile armonia, che ti disfa sereno”,
pensa.
E trova casa in un altrove vagante,
sì tramuta e si sparge nell’aria.
e madido
annichilisce col capo sul cuscino
e per calmarsi si accarezza il viso,
sfiora incerto il corpo più vicino
e resta lì, capisce
il suo graduale trascolorare lento
fino a un biancore senza nome.
“All’incubo non c’è mai risveglio,
ma 10 lo guardo dritto.
Forse c’è un senso
di più docile armonia, che ti disfa sereno”,
pensa.
E trova casa in un altrove vagante,
sì tramuta e si sparge nell’aria.
Nanni Balestrini
L’istinto di conservazione
Qui conta come (può un pesce vivere
a lungo sulla sabbia secca? dormire
senza cuscino?) la vita dell’uomo è
tutta un tentativo (non ne ho la minima
idea, non sono mai stato così triste):
tuttavia una volta si era travestito
da lattaio, d’altra parte (cercai una posizione
più comoda sulla sedia) non può vivere a lungo
(passammo il resto della notte seduti,
straziati dalla fame, aspettando l’alba).
salì dunque fino all’ultimo piano,
come gli alberi più alti nella neve
(descriveteci i luoghi che vi circondano se possibile),
e la lancetta? sembrava girare troppo adagio:
nessuno lo vide, dormono tutti.
(La stessa sensazione, dunque state seduti,
dubitatene; sbottoniamo altre settimane,
e ancora la ferita, il raffreddore, mani
aperte che sporcano le acque, sempre che
non ci abbiano seguiti. Rossa come un cavallo.)
La febbre alta come la neve, un solo bottone
pensò. Un enorme risparmio di tempo.
Un cavillo —prego? galoppa (e
parliamone pure, il personaggio merita
di essere ricordato). Salì fino all’ultimo.
Perforata la sottile lamiera (potrei
avere qualcosa da bere?) nei ritagli
di tempo (non risponde) strappa i rami
ai boschi (una lisca nel palato) su una slitta
carica di neve (è scomparso) sbucato
da chissà dove (e ossicini sul pavimento
dappertutto) e la grandine sul prato spuntata
nel paesaggio pitturato in forma di gocciola,
altissimo torreggiante campanaro, giacendo
in fondo alla torre, bevendo a grandi sorsi.
a lungo sulla sabbia secca? dormire
senza cuscino?) la vita dell’uomo è
tutta un tentativo (non ne ho la minima
idea, non sono mai stato così triste):
tuttavia una volta si era travestito
da lattaio, d’altra parte (cercai una posizione
più comoda sulla sedia) non può vivere a lungo
(passammo il resto della notte seduti,
straziati dalla fame, aspettando l’alba).
salì dunque fino all’ultimo piano,
come gli alberi più alti nella neve
(descriveteci i luoghi che vi circondano se possibile),
e la lancetta? sembrava girare troppo adagio:
nessuno lo vide, dormono tutti.
(La stessa sensazione, dunque state seduti,
dubitatene; sbottoniamo altre settimane,
e ancora la ferita, il raffreddore, mani
aperte che sporcano le acque, sempre che
non ci abbiano seguiti. Rossa come un cavallo.)
La febbre alta come la neve, un solo bottone
pensò. Un enorme risparmio di tempo.
Un cavillo —prego? galoppa (e
parliamone pure, il personaggio merita
di essere ricordato). Salì fino all’ultimo.
Perforata la sottile lamiera (potrei
avere qualcosa da bere?) nei ritagli
di tempo (non risponde) strappa i rami
ai boschi (una lisca nel palato) su una slitta
carica di neve (è scomparso) sbucato
da chissà dove (e ossicini sul pavimento
dappertutto) e la grandine sul prato spuntata
nel paesaggio pitturato in forma di gocciola,
altissimo torreggiante campanaro, giacendo
in fondo alla torre, bevendo a grandi sorsi.
Nelo Risi
I platani del viale
I platani del viale
fanno da paralume
al lampione, ritagliano
foglie sul mio lettino –
nel buio conto le pecorine...
se gioco se parlo se mangio
neanche me ne accorgo però
non è la prima volta
che lo sento ingigantire.
Mi si chiudono gli occhi
e non riesco a dormire
temo che si addormenti
anche il respiro; lo spio
lo trattengo ne ho terrore
torna respiro torna! fin-
ché un soffio dopo l’altro
l’inciampo si attenua
la mente si distrae...
Il respiro ritorna abituale.
fanno da paralume
al lampione, ritagliano
foglie sul mio lettino –
nel buio conto le pecorine...
se gioco se parlo se mangio
neanche me ne accorgo però
non è la prima volta
che lo sento ingigantire.
Mi si chiudono gli occhi
e non riesco a dormire
temo che si addormenti
anche il respiro; lo spio
lo trattengo ne ho terrore
torna respiro torna! fin-
ché un soffio dopo l’altro
l’inciampo si attenua
la mente si distrae...
Il respiro ritorna abituale.
Vivian Lamarque
Il signore delle aquile
Spaventosissimi tuoni, ma sotto quel signore si stava quieti,
bene, non c’erano paure.
Nessuna nessuna?
Nessuna. Come sotto le grandi ali delle aquile, gli aquilotti.
bene, non c’erano paure.
Nessuna nessuna?
Nessuna. Come sotto le grandi ali delle aquile, gli aquilotti.
Vivian Lamarque
La signora della terra
Davanti alla sua casa avevano scavato un buco, ci cascò.
Oscura terra, pallide larve la circondarono prima del tempo.
Con anticipo vide 11 buio di laggiù, sentì l’umido odore della
terra, il silenzioso rumore degli insetti.
Spaventata, precipitosamente si rialzò.
Con un balzo, quella volta, poté uscirne.
Oscura terra, pallide larve la circondarono prima del tempo.
Con anticipo vide 11 buio di laggiù, sentì l’umido odore della
terra, il silenzioso rumore degli insetti.
Spaventata, precipitosamente si rialzò.
Con un balzo, quella volta, poté uscirne.