Felice Piemontese

Felice Piemontese

n. 1942 IT IT

n. 1942-01-25, Monte Sant'Angelo

...L’ultima volta ci siamo incontrati

...l’ultima volta ci siamo incontrati in rue de l’Observatorie.
Uscimmo insieme scendendo verso la Senna. In rue du Chat-
qui-Péche una donna si sporse dalla finestra di una casa
malfamata e sputò nella nostra direzione- “Des étrangers, des
espions...” disse con disprezzo...

...ed è scappato per la porta

...ed è scappato per la porta che dà sulla strada comunale,
dirigendosi verso il bosco di Aunay. In quel momento io
ho messo la testa in casa e ho visto i cadaveri di sua madre e
del fratellino. Allora ho perso la ragione e mi sono messo a
gridare: “Dio mio, che disgrazia, Dio mio che disgrazia”...

...ogni notte incubi

...ogni notte incubi spaventosi, lacerazioni, febbre...
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Poesie

10

...L’ultima volta ci siamo incontrati

...l’ultima volta ci siamo incontrati in rue de l’Observatorie.
Uscimmo insieme scendendo verso la Senna. In rue du Chat-
qui-Péche una donna si sporse dalla finestra di una casa
malfamata e sputò nella nostra direzione- “Des étrangers, des
espions...” disse con disprezzo...

...ed è scappato per la porta

...ed è scappato per la porta che dà sulla strada comunale,
dirigendosi verso il bosco di Aunay. In quel momento io
ho messo la testa in casa e ho visto i cadaveri di sua madre e
del fratellino. Allora ho perso la ragione e mi sono messo a
gridare: “Dio mio, che disgrazia, Dio mio che disgrazia”...

...ogni notte incubi

...ogni notte incubi spaventosi, lacerazioni, febbre...

A un amico che parte

È a molte ore d’aereo, l’ Australia, ma
anche se la partenza di un amico
che va lontano mi angoscia, devo approvarla
la sua decisione di stabilirsi laggiù — non
come un eremita, certo — a Melbourne
o a Perth, a Sidney o in Tasmania, approdi
piacevoli, o rifugi deliziosi, credo. Io, poi,
che alla suburra preferirei perfino i papua
o i pigmei. Si è mai visto, del resto, luogo,
per quanto misero e desolato, che non sia
preferibile agli orribili rumori, al terrore
dei crolli, ai mille pericoli di questa
città tremenda, dove nemmeno in pieno
agosto sfuggi non, ahimè, al vociare
dei poeti, ma ai mille
televisori accesi, al rombo
incessante dei motori, al gridare
scomposto di lerce megere e dei loro
azzimati rampolli? Dunque, amico,
fuggi lontano, finché la canizie
è solo un accenno. Chi rimane
dovrà vedersela con
lestofanti e ruffiani, ciarlatani
e sciacqualatrine, rimestatori
di cloache e venditori
di fumo, astrologi
e fattucchiere, aspiranti
puttane — a venti anni già incapaci
di distinguere la bocca
dalla fica — e adulatori
(sempre pronti a lodare
le chiacchiere di un inetto, ad ammirare
con voce strozzata
le esibizioni
di un saltimbanco, ad applaudire
sfrenatamente se il padrone
ha ruttato bene o ha pisciato
senza problemi).
Pensa a me, qualche volta,
amico, alle lunghe
passeggiate sul molo
di Cetara, alle luci lontane
dei giardini di Augusto, alle nostre
visioni senza peso, qui, dove tutto
è sommerso
da non vulcanico fango.

Apparirà allora

Apparirà allora, dissi, (ed era, come sempre,
una citazione) (da Marx, stavolta; Karl non
il solito Groucoh) che il mondo
ha da lungo tempo
il sogno di una cosa...
Pensavo di saperlo, cosa fosse, ma da molto, ormai,
non lo so più. Proprio per questo dissi,
dobbiamo cercare di dire quale che siamo stati
( e forse saremo),
ciò che abbiamo condiviso
(e forse condivideremo),
ciò che abbiano fatto
(e ciò che faremo).

Bagatelles

*
In quel tempo, dissi, non si era ancora visto
il cielo oscurarsi e il bel tempo
sparire. Gli alberi
ancora non erano morti
soffocati, e le stelle
non erano state spente

***
perché la vita, dissi, non è questanoia
distillata in cui da sette eternità
si fa macerare la nostra anima.
Non è questa morsa infernale
in cui ammuffiscono le coscienze.

***
Sono quelli che trascorrono gran parte della loro vita
in automobile, dissi, e si spostano tutti insieme
durante i cosiddetti week-end, e muoiono in serie
sulle strade, ad ogni nuova epidemia,
per un’ondata di caldo o perché fa freddo,
per un errore per chi falsifica
i loro alimenti

*
fui preso da una sempre più buia
malinconia, e tutti si chiedevano perché,
ed è forse, pensai, il tempo che vola via
troppo velocemente (la sensazione
dello scorrere del tempo
è stata sempre per me assai viva, e da essa
sono stato attratto come altri
sono attratti dal vuoto
o dall’acqua)

Enormi insetti, orribili

Enormi insetti, orribili, escono dalla tazza del cesso. Ho
cercato di ricacciarli giù, ma non ci sono riuscito. Non ho
mai visto nulla di simile. E continuano a uscirne...invadono
tutta la casa...ho sbagliato a tagliare i fili del telefono...
dovrei chiedere soccorso...sapere se la stessa cosa sta
succedendo altrove...un tragico errore...continuano ad
arrivare anche qui, dove mi sono rifugiato sprangando
la porta...non so come fanno ad entrare...s’infilano
dappertutto...anche tra le mie carte....dappertutto...

Da LA CITTÀ DI YS

Fu dalle parti di Gand, mi pare. Sragionava,
diceva “le metafisiche hanno occhi prolissi”,
si sporgeva dal finestrino, per cadere.
La follia non è necessariamente un crollo...
Trovammo poi un albergo vecchiotto, ma
confortevole. Noi, nomadi irriducibili.
Sono così allegri, di solito, gli annegati

ci sono alcuni vagabondi con un cane, una donna
dal ventre enorme. È affollato, stasera,
il Vieux Colombier. Un irlandese prende appunti,
in un angolo, senza mai parlare. “Andiamo
alla deriva in mezzo alle, canne e
ci siamo arenati”, dice-a un tratto. Scrive anche
qualche lettera, che adesso vanno all’asta,
a Drouot. Je ne suis pas mort,
mais je suis séparé

Il più crudele dei mesi, dicono. Spossati
si aggirano per il Luxembourg, calpestando
aiuole maleodoranti. C’è Baudelaire,
vestito di nero. Tutto ciò che è sonnambulo,
losco, notturno. Nessun canto del gallo lacera
l’aria brumosa. Ha una grande sciarpa a fiori
quando annega nella vasca dei cigni,
ma sembra poco convinto

Da LETTERINE

*
tra le tombe degli uomini illustri
vi sono quelle degli scrittori Molière,
La Fontaine, Balzac, De Musset, Oscar Wilde.
Ma l’unica dove c’è sempre folla
è quella di Jim Morrison, e tutti scrivono
sui muri messaggi d’amore

*
è una piazzetta come tante altre, con
quattro alberelli al centro e due panchine
su cui è meglio non sedersi, perché gli uccelli
le sporcano di cacca. Se la merda è la materia
dell’anima, chi sa se anche quella
degli uccelli

*
c’incontrammo all’ Atrium, lei partiva
per New York, luminosa. C’erano pure
Artaud con l’ano pudibondo, Mille Maupin
e un commerciante di pellami di Charleville
convocato con uno stratagemma

Da Fuoco perpetuo

a)
dal cratere escono vortici di fumo bianco
fetido; schizzano fuori getti di lava
e sassi roventi, e sotto il fumo
giace e rutta Satana

e)
senonché le sirene possiedono un’arma
ancora più terribile del canto,
ed è il loro silenzio

i)
a causa delle paludi e delle esalazioni
della terra vulcanica, l’aria è infetta
e provoca epidemie: gli uomini, allora,
muoiono come mosche

j)
il colore del precipizio
è quello di un carbone spento. Ma
la natura sa spargere delle grazie
perfino sugli oggetti più orribili

z)
intorno a quelle macerie, giocano
alcuni ragazzi. Sono contenti, scavando
hanno trovato qualcosa. Poi qualcuno
per mandarli via gli butta
addosso un cane morto.

Da LA CITTÀ DI YS

Sulle lunghe spiagge che la costeggiano,
le correnti portano spesso i cadaveri
degli annegati. Un’imbarcazione tutta
illuminata appare, si dice, al tramonto;
non si vede nessuno a bordo; qualche volta
si sente il rumore dei remi sulla bruma.
È il bag-noz, il battello della notte.
Lo comanda il primo morto dell’anno. Se questi
è un vecchio, l’apparizione del bag-noz significa
che nei dodici mesi successivi molti fanciulli
moriranno. Se il capitano è un ragazzo,
invece, saranno i vecchi a morire.

Le ore passano leggendo, talvolta sognando.
Si guarda i segnali luminosi, gli altri fari,
i battelli che sfilano in lontananza,
gli uccelli che vengono a battere ai vetri,
il tempo che fa, il vento che gira,
la pioggia che arriva.

La campagna è deserta, e stranamente
vuota. Alberi, ginestre, ginestre spinose,
tamerici sul ciglio dei fossi,
pianori che si stendono a perdita d’occhio,
e nemmeno la più piccola traccia
di uomini.

Gli uccelli tacciono (saranno volati
lontano); le foglie sono spesse, l’erba
soffoca il rumore dei passi, e il paese
silenzioso vi contempla come un volto
bagnato di tristezza. Sembra
fatto apposta per accogliere
le esistenze in rovina.

Non è raro, dicono i pescatori,
che dalle barche sì senta il suono
delle campane della città sommersa.
Quando si placa la tempesta accade pure
che se ne scorgono le rovine,
sul fondo del mare.

Eravamo soli

Eravamo soli, in quel piccolo cinema tutto rivestito
di velluto rosso (si chiamava “L’Epée
de bois”). Sami Frey (si può dire?) era sublime
nel suo sforzo di dire l’indicibile,
incurante dell’inevitabile fallimento. “Dove si va
quando si è morti? Non si va da nessuna parte,
razza di rincoglioniti, quando si è morti.
Si resta semplicemente dove si era. Si è
nello stesso tempo a Ceylon e in Cina,
dappertutto insomma, si resta là”.
Su questo si discute a lungo, poi si arriva
fino a place Monge, per trovare finalmente
un caffè ancora aperto. Tristes enfants perdus
nous errons dans la nuit...e i fuochi
sono tutti spenti

Li ho tagliati, e ho tolto

Li ho tagliati, e ho tolto il campanello alla porta di casa, e ho
sbarrato le finestre che apro soltanto di notte, per qualche
minuto, sperando che l’aria si sia un po’ purificata che il virus
non circoli... Alla porta d’ingresso, al posto della targhetta con
il mio nome e quello di mia moglie, ho incollato un cartellone
dove ho scritto con pennarello nero PARTITI SENZA
LASCIARE INDIRIZZO...

Nessuna notizia, naturalmente

Nessuna notizia naturalmente. Ho pensato anche di passare
per la locanda per chiedere se sanno qualcosa. Ma mi
hanno proibito di farlo, e temo di combinare qualche guaio.
Del resto non sono più uscito, da quando si è conclusa
la faccenda Spinelli. E non so se uscirò più di casa...per un
certo periodo almeno. ..Ho fatto provviste di generi alimentari...
con le scorte che ho, posso starmene qui tranquillo chi
sa quanto tempo...aspettando

Quei tre o quattro alberi

Quei tre o quattro alberi del giardinetto sotto casa sono oggi
pieni d’uccelli. Merli, passeri, rondoni. Volano continuamente
da un albero all’altro, qualcuno si posa sui ferri del balcone.
Non so perché, ma tutto questo mi sembra inquietante. Un
segnale di qualcosa? O semplice paranoia?

Qui, dissi, (in rue

Qui, dissi (in rue de l’Estrapade),
si svolgeva il supplizio della corda
(inventato da un italiano). Il condannato,
con le mani legate dietro la schiena, veniva
issato su una forca da cui lo si faceva cadere
brutalmente. L’operazione era ripetuta più volte,
fino allo smembramento del corpo
e alla morte del condannato.
Questi supplizi erano riservati
ai disertori e ai ladri (raramente
ai poeti, che amano fare da sé).
Poco lontano, a uno dei due bistrot
di place de la Contrescarpe, i camerieri
si ricordano ancora di un vecchio irlandese silenzioso
e dal sorriso gentile, che si sedeva
a un tavolino a guardare i barboni accampati
nella piazza, aspettando qualcuno, sembrava (...).

Libri

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