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Crestomazia
Felice Piemontese
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Crestomazia

A un amico che parte

È a molte ore d’aereo, l’ Australia, ma
anche se la partenza di un amico
che va lontano mi angoscia, devo approvarla
la sua decisione di stabilirsi laggiù — non
come un eremita, certo — a Melbourne
o a Perth, a Sidney o in Tasmania, approdi
piacevoli, o rifugi deliziosi, credo. Io, poi,
che alla suburra preferirei perfino i papua
o i pigmei. Si è mai visto, del resto, luogo,
per quanto misero e desolato, che non sia
preferibile agli orribili rumori, al terrore
dei crolli, ai mille pericoli di questa
città tremenda, dove nemmeno in pieno
agosto sfuggi non, ahimè, al vociare
dei poeti, ma ai mille
televisori accesi, al rombo
incessante dei motori, al gridare
scomposto di lerce megere e dei loro
azzimati rampolli? Dunque, amico,
fuggi lontano, finché la canizie
è solo un accenno. Chi rimane
dovrà vedersela con
lestofanti e ruffiani, ciarlatani
e sciacqualatrine, rimestatori
di cloache e venditori
di fumo, astrologi
e fattucchiere, aspiranti
puttane — a venti anni già incapaci
di distinguere la bocca
dalla fica — e adulatori
(sempre pronti a lodare
le chiacchiere di un inetto, ad ammirare
con voce strozzata
le esibizioni
di un saltimbanco, ad applaudire
sfrenatamente se il padrone
ha ruttato bene o ha pisciato
senza problemi).
Pensa a me, qualche volta,
amico, alle lunghe
passeggiate sul molo
di Cetara, alle luci lontane
dei giardini di Augusto, alle nostre
visioni senza peso, qui, dove tutto
è sommerso
da non vulcanico fango.

Apparirà allora

Apparirà allora, dissi, (ed era, come sempre,
una citazione) (da Marx, stavolta; Karl non
il solito Groucoh) che il mondo
ha da lungo tempo
il sogno di una cosa...
Pensavo di saperlo, cosa fosse, ma da molto, ormai,
non lo so più. Proprio per questo dissi,
dobbiamo cercare di dire quale che siamo stati
( e forse saremo),
ciò che abbiamo condiviso
(e forse condivideremo),
ciò che abbiano fatto
(e ciò che faremo).

Bagatelles

*
In quel tempo, dissi, non si era ancora visto
il cielo oscurarsi e il bel tempo
sparire. Gli alberi
ancora non erano morti
soffocati, e le stelle
non erano state spente

***
perché la vita, dissi, non è questanoia
distillata in cui da sette eternità
si fa macerare la nostra anima.
Non è questa morsa infernale
in cui ammuffiscono le coscienze.

***
Sono quelli che trascorrono gran parte della loro vita
in automobile, dissi, e si spostano tutti insieme
durante i cosiddetti week-end, e muoiono in serie
sulle strade, ad ogni nuova epidemia,
per un’ondata di caldo o perché fa freddo,
per un errore per chi falsifica
i loro alimenti

*
fui preso da una sempre più buia
malinconia, e tutti si chiedevano perché,
ed è forse, pensai, il tempo che vola via
troppo velocemente (la sensazione
dello scorrere del tempo
è stata sempre per me assai viva, e da essa
sono stato attratto come altri
sono attratti dal vuoto
o dall’acqua)

Eravamo soli

Eravamo soli, in quel piccolo cinema tutto rivestito
di velluto rosso (si chiamava “L’Epée
de bois”). Sami Frey (si può dire?) era sublime
nel suo sforzo di dire l’indicibile,
incurante dell’inevitabile fallimento. “Dove si va
quando si è morti? Non si va da nessuna parte,
razza di rincoglioniti, quando si è morti.
Si resta semplicemente dove si era. Si è
nello stesso tempo a Ceylon e in Cina,
dappertutto insomma, si resta là”.
Su questo si discute a lungo, poi si arriva
fino a place Monge, per trovare finalmente
un caffè ancora aperto. Tristes enfants perdus
nous errons dans la nuit...e i fuochi
sono tutti spenti

Qui, dissi, (in rue

Qui, dissi (in rue de l’Estrapade),
si svolgeva il supplizio della corda
(inventato da un italiano). Il condannato,
con le mani legate dietro la schiena, veniva
issato su una forca da cui lo si faceva cadere
brutalmente. L’operazione era ripetuta più volte,
fino allo smembramento del corpo
e alla morte del condannato.
Questi supplizi erano riservati
ai disertori e ai ladri (raramente
ai poeti, che amano fare da sé).
Poco lontano, a uno dei due bistrot
di place de la Contrescarpe, i camerieri
si ricordano ancora di un vecchio irlandese silenzioso
e dal sorriso gentile, che si sedeva
a un tavolino a guardare i barboni accampati
nella piazza, aspettando qualcuno, sembrava (...).
❦ Crestomazia · Felice Piemontese
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