Eravamo soli, in quel piccolo cinema tutto rivestito
di velluto rosso (si chiamava “L’Epée
de bois”). Sami Frey (si può dire?) era sublime
nel suo sforzo di dire l’indicibile,
incurante dell’inevitabile fallimento. “Dove si va
quando si è morti? Non si va da nessuna parte,
razza di rincoglioniti, quando si è morti.
Si resta semplicemente dove si era. Si è
nello stesso tempo a Ceylon e in Cina,
dappertutto insomma, si resta là”.
Su questo si discute a lungo, poi si arriva
fino a place Monge, per trovare finalmente
un caffè ancora aperto. Tristes enfants perdus
nous errons dans la nuit...e i fuochi
sono tutti spenti
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