Enormi insetti, orribili
Enormi insetti, orribili, escono dalla tazza del cesso. Ho
cercato di ricacciarli giù, ma non ci sono riuscito. Non ho
mai visto nulla di simile. E continuano a uscirne...invadono
tutta la casa...ho sbagliato a tagliare i fili del telefono...
dovrei chiedere soccorso...sapere se la stessa cosa sta
succedendo altrove...un tragico errore...continuano ad
arrivare anche qui, dove mi sono rifugiato sprangando
la porta...non so come fanno ad entrare...s’infilano
dappertutto...anche tra le mie carte....dappertutto...
Da LA CITTÀ DI YS
Fu dalle parti di Gand, mi pare. Sragionava,
diceva “le metafisiche hanno occhi prolissi”,
si sporgeva dal finestrino, per cadere.
La follia non è necessariamente un crollo...
Trovammo poi un albergo vecchiotto, ma
confortevole. Noi, nomadi irriducibili.
Sono così allegri, di solito, gli annegati
ci sono alcuni vagabondi con un cane, una donna
dal ventre enorme. È affollato, stasera,
il Vieux Colombier. Un irlandese prende appunti,
in un angolo, senza mai parlare. “Andiamo
alla deriva in mezzo alle, canne e
ci siamo arenati”, dice-a un tratto. Scrive anche
qualche lettera, che adesso vanno all’asta,
a Drouot. Je ne suis pas mort,
mais je suis séparé
Il più crudele dei mesi, dicono. Spossati
si aggirano per il Luxembourg, calpestando
aiuole maleodoranti. C’è Baudelaire,
vestito di nero. Tutto ciò che è sonnambulo,
losco, notturno. Nessun canto del gallo lacera
l’aria brumosa. Ha una grande sciarpa a fiori
quando annega nella vasca dei cigni,
ma sembra poco convinto
Da LETTERINE
*
tra le tombe degli uomini illustri
vi sono quelle degli scrittori Molière,
La Fontaine, Balzac, De Musset, Oscar Wilde.
Ma l’unica dove c’è sempre folla
è quella di Jim Morrison, e tutti scrivono
sui muri messaggi d’amore
*
è una piazzetta come tante altre, con
quattro alberelli al centro e due panchine
su cui è meglio non sedersi, perché gli uccelli
le sporcano di cacca. Se la merda è la materia
dell’anima, chi sa se anche quella
degli uccelli
*
c’incontrammo all’ Atrium, lei partiva
per New York, luminosa. C’erano pure
Artaud con l’ano pudibondo, Mille Maupin
e un commerciante di pellami di Charleville
convocato con uno stratagemma
Da Fuoco perpetuo
a)
dal cratere escono vortici di fumo bianco
fetido; schizzano fuori getti di lava
e sassi roventi, e sotto il fumo
giace e rutta Satana
e)
senonché le sirene possiedono un’arma
ancora più terribile del canto,
ed è il loro silenzio
i)
a causa delle paludi e delle esalazioni
della terra vulcanica, l’aria è infetta
e provoca epidemie: gli uomini, allora,
muoiono come mosche
j)
il colore del precipizio
è quello di un carbone spento. Ma
la natura sa spargere delle grazie
perfino sugli oggetti più orribili
z)
intorno a quelle macerie, giocano
alcuni ragazzi. Sono contenti, scavando
hanno trovato qualcosa. Poi qualcuno
per mandarli via gli butta
addosso un cane morto.
Da LA CITTÀ DI YS
Sulle lunghe spiagge che la costeggiano,
le correnti portano spesso i cadaveri
degli annegati. Un’imbarcazione tutta
illuminata appare, si dice, al tramonto;
non si vede nessuno a bordo; qualche volta
si sente il rumore dei remi sulla bruma.
È il bag-noz, il battello della notte.
Lo comanda il primo morto dell’anno. Se questi
è un vecchio, l’apparizione del bag-noz significa
che nei dodici mesi successivi molti fanciulli
moriranno. Se il capitano è un ragazzo,
invece, saranno i vecchi a morire.
Le ore passano leggendo, talvolta sognando.
Si guarda i segnali luminosi, gli altri fari,
i battelli che sfilano in lontananza,
gli uccelli che vengono a battere ai vetri,
il tempo che fa, il vento che gira,
la pioggia che arriva.
La campagna è deserta, e stranamente
vuota. Alberi, ginestre, ginestre spinose,
tamerici sul ciglio dei fossi,
pianori che si stendono a perdita d’occhio,
e nemmeno la più piccola traccia
di uomini.
Gli uccelli tacciono (saranno volati
lontano); le foglie sono spesse, l’erba
soffoca il rumore dei passi, e il paese
silenzioso vi contempla come un volto
bagnato di tristezza. Sembra
fatto apposta per accogliere
le esistenze in rovina.
Non è raro, dicono i pescatori,
che dalle barche sì senta il suono
delle campane della città sommersa.
Quando si placa la tempesta accade pure
che se ne scorgono le rovine,
sul fondo del mare.
cercato di ricacciarli giù, ma non ci sono riuscito. Non ho
mai visto nulla di simile. E continuano a uscirne...invadono
tutta la casa...ho sbagliato a tagliare i fili del telefono...
dovrei chiedere soccorso...sapere se la stessa cosa sta
succedendo altrove...un tragico errore...continuano ad
arrivare anche qui, dove mi sono rifugiato sprangando
la porta...non so come fanno ad entrare...s’infilano
dappertutto...anche tra le mie carte....dappertutto...
Da LA CITTÀ DI YS
Fu dalle parti di Gand, mi pare. Sragionava,
diceva “le metafisiche hanno occhi prolissi”,
si sporgeva dal finestrino, per cadere.
La follia non è necessariamente un crollo...
Trovammo poi un albergo vecchiotto, ma
confortevole. Noi, nomadi irriducibili.
Sono così allegri, di solito, gli annegati
ci sono alcuni vagabondi con un cane, una donna
dal ventre enorme. È affollato, stasera,
il Vieux Colombier. Un irlandese prende appunti,
in un angolo, senza mai parlare. “Andiamo
alla deriva in mezzo alle, canne e
ci siamo arenati”, dice-a un tratto. Scrive anche
qualche lettera, che adesso vanno all’asta,
a Drouot. Je ne suis pas mort,
mais je suis séparé
Il più crudele dei mesi, dicono. Spossati
si aggirano per il Luxembourg, calpestando
aiuole maleodoranti. C’è Baudelaire,
vestito di nero. Tutto ciò che è sonnambulo,
losco, notturno. Nessun canto del gallo lacera
l’aria brumosa. Ha una grande sciarpa a fiori
quando annega nella vasca dei cigni,
ma sembra poco convinto
Da LETTERINE
*
tra le tombe degli uomini illustri
vi sono quelle degli scrittori Molière,
La Fontaine, Balzac, De Musset, Oscar Wilde.
Ma l’unica dove c’è sempre folla
è quella di Jim Morrison, e tutti scrivono
sui muri messaggi d’amore
*
è una piazzetta come tante altre, con
quattro alberelli al centro e due panchine
su cui è meglio non sedersi, perché gli uccelli
le sporcano di cacca. Se la merda è la materia
dell’anima, chi sa se anche quella
degli uccelli
*
c’incontrammo all’ Atrium, lei partiva
per New York, luminosa. C’erano pure
Artaud con l’ano pudibondo, Mille Maupin
e un commerciante di pellami di Charleville
convocato con uno stratagemma
Da Fuoco perpetuo
a)
dal cratere escono vortici di fumo bianco
fetido; schizzano fuori getti di lava
e sassi roventi, e sotto il fumo
giace e rutta Satana
e)
senonché le sirene possiedono un’arma
ancora più terribile del canto,
ed è il loro silenzio
i)
a causa delle paludi e delle esalazioni
della terra vulcanica, l’aria è infetta
e provoca epidemie: gli uomini, allora,
muoiono come mosche
j)
il colore del precipizio
è quello di un carbone spento. Ma
la natura sa spargere delle grazie
perfino sugli oggetti più orribili
z)
intorno a quelle macerie, giocano
alcuni ragazzi. Sono contenti, scavando
hanno trovato qualcosa. Poi qualcuno
per mandarli via gli butta
addosso un cane morto.
Da LA CITTÀ DI YS
Sulle lunghe spiagge che la costeggiano,
le correnti portano spesso i cadaveri
degli annegati. Un’imbarcazione tutta
illuminata appare, si dice, al tramonto;
non si vede nessuno a bordo; qualche volta
si sente il rumore dei remi sulla bruma.
È il bag-noz, il battello della notte.
Lo comanda il primo morto dell’anno. Se questi
è un vecchio, l’apparizione del bag-noz significa
che nei dodici mesi successivi molti fanciulli
moriranno. Se il capitano è un ragazzo,
invece, saranno i vecchi a morire.
Le ore passano leggendo, talvolta sognando.
Si guarda i segnali luminosi, gli altri fari,
i battelli che sfilano in lontananza,
gli uccelli che vengono a battere ai vetri,
il tempo che fa, il vento che gira,
la pioggia che arriva.
La campagna è deserta, e stranamente
vuota. Alberi, ginestre, ginestre spinose,
tamerici sul ciglio dei fossi,
pianori che si stendono a perdita d’occhio,
e nemmeno la più piccola traccia
di uomini.
Gli uccelli tacciono (saranno volati
lontano); le foglie sono spesse, l’erba
soffoca il rumore dei passi, e il paese
silenzioso vi contempla come un volto
bagnato di tristezza. Sembra
fatto apposta per accogliere
le esistenze in rovina.
Non è raro, dicono i pescatori,
che dalle barche sì senta il suono
delle campane della città sommersa.
Quando si placa la tempesta accade pure
che se ne scorgono le rovine,
sul fondo del mare.