Nelo Risi

Nelo Risi

1920–2015 · visse 95 anni IT IT

n. 1920-04-21, Milão · m. 2015-09-17, Roma

A compierla domanda fatica

A compierla domanda fatica
buona pratica e usura, con tutto
che uno si dedica
magari in privato magari alla cieca
con appena uno sguardo in tralìce
per vedere se cresce (vien su
così aspra) e poi sotto di lima
di puntello di leva, con tutto che uno
la cova di notte – vero inno nel buio
(nel buio dell’altro) all’insaputa –
che uno ci sbava per metterla a punto
e quando scatta: allora è vendetta.
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Poesie

18

A compierla domanda fatica

A compierla domanda fatica
buona pratica e usura, con tutto
che uno si dedica
magari in privato magari alla cieca
con appena uno sguardo in tralìce
per vedere se cresce (vien su
così aspra) e poi sotto di lima
di puntello di leva, con tutto che uno
la cova di notte – vero inno nel buio
(nel buio dell’altro) all’insaputa –
che uno ci sbava per metterla a punto
e quando scatta: allora è vendetta.

Attesa là

C’era un patto tra noi
oh! non che fosse stretto da alcunché di scritto
era un’intesa
correva dai tuoi occhi ai miei
dal viso affilato sul letto quasi da campo
nido tra i ritratti di un padre
di una madre da citare a esempio ai figli
sottratti con troppa indulgenza al giudizio
manchevolezze dicevi – errori mai
tra ritagli di giornali affissi al muro (i nostri
successi) e cumuli di lettere fioriti di nastri
tra il Goethe annotato
e i quadri e le leggende di tre case...
l’intesa era
che tu avresti raggiunto anche se tardi
nostro padre
nel modo più civile
occupando il minor posto
nessun ingombro (certo!)
senza funebri pompe dentro un’urna di granito
che tu tornassi cenere nella tua Milano
E così fu
anche se gli atti che restano da compiere
i licet le pratiche i consensi
non sono mai semplici nella stretta del momento
e ci trovano sempre disarmati...
Fummo presenti mio fratello e io
in quel tempietto orribile nel gusto egizio
tra sfingi di gesso annerite dai roghi
ma senza i balsami le resine odorose
le bende i pepli il verde tramonto
con quel che di corporeo resta
dissolto nelle acque sacrificali...
L’ombelico del mondo qui è cattolico
la tua religione era qualcosa di diverso
una musica di sfere (l’intelletto
che riconosce sé nell’universo)
o di un genio preromantico tedesco
un che di animistico affidato al pianoforte
una patetica
da dieci dita per dieci lustri ripetuta
un limbo laico senza il suo Cocito
un incontro in laguna senza l’ombra di Caronte
perché il pedaggio tu lo pagasti in vita
Guardavo quelle mani le tue mani (non la mente)
sempre più deboli
mai giunte (pregare
non t’abbiamo mai visto
hai meritato bene la tua quiete) finemente
intrecciate dito a dito come un merletto
una blonda che serbavi nel fondo del baule
per le spose dei figli dei tuoi figli
mani
dalle unghie curate che sfumavano nel lilla
del lillà prediletto
Tu! avviluppata nel mantello bianco (dono
di una nuora) che finiva in sciarpa
con i piedi di giada finalmente pareggiati
con le palpebre violette
con le dita già nere alle lunule
con sulle labbra la fermezza di un’esistenza intatta
ancora tu nello slancio d’alabastro
diafano sarcofago di gentile donna lombarda
involucro spinto su rotaie a braccia
nel fuoco ahi! di nafta
ridotta a fumo acre
nuvoletta appena stemperata
a mezza altezza tra la fiamma e il nessun peso
del corpo che si disfa al nostro sguardo
(arca severa dopo millenni aperta
all’aria) e subito sbiadita in un ultimo saluto
di cime d’alberi
di geometrie di rondini
di tremiti di marzo
mentre con gesti da cercatore di pepite
qualcuno s’adopera a raccogliere le tue ceneri...
Andassero a quel fiume
al grande corso che fu la tua vita!
sfociasse là dove ti sai attesa
perché la recisione abbia il senso di un viaggio
oh! non di rottura non definitivo
a suggerirci un segno un cenno
due firme finalmente congiunte
dal luogo (che ci è ignoto)
che ha finestre con vista sull’infinito
come quando amanti così amati partivate
a cercare per i tre bagaìn una vacanza
negli anni venti della nostra prima infanzia

Chi lo solleva più?

Chi lo solleva più?
Al giorno d’oggi
con una leva il mondo salta—
basta solo pensarlo
mica occorre farlo.
Il bello è che si lavora
senza il puntello
di Dio.

Dalle regioni dell’aria

Visionando dall’alto la visione
visionando il visionabile in toto
come un involucro
che per meglio differenziare il prodotto
non fa che esprimere maggiormente il vuoto
il mutato non sembra poi mutato
Questo l’antico fogliame? le acque blu?
l’azzurro stemperato? le città
merlate di storia?
Questo l’idioma di quiete?
Questo il colore della Totalità?
Si buca
il mansueto chiarore si va
dentro la nuvolaglia
giù dove il sole scalda poco
dove il bianco candeggia
dove il verde è bruciato dove l’acqua è scolo
dove gli uccelli vanno altrove
dove il paese è mortificato
dove i rumori esaltano i nervi come a tante rane
dove i clacson scampanano a morto
dove i polmoni hanno acini di piombo
dove non c’è un’immagine col suo valore giusto
non una sillaba di cui fruire
dove non si può più convincere
dove occorre sovvertire
dove la gente muore per correre in massa al mare
dove un’auto in pochi metri si mangia la nostra
quotidiana razione d’ossigeno
fate un po’ voi il conto del carbonio che disseminano...
E perché l’occhio abbia la sua parte
una ninfetta nuda dentro una sfera di cristallo
in orbita nel suo perielio pubblicitario
prova lacche rossetti deodoranti e assorbenti
tra il disordine oh! studiato
di mini intimi indumenti

Destino

Un giorno a Vienna
ho visitato la sua casa
per poi scoprire che di alloggi
solo a Vienna ne ebbe più di trenta

Gli bastava un nonnulla
non riconosciuto o credersi insultato
e traslocava in nuove confusioni
l’alloggio a volte era una tana

A Bonn si può vedere dove nacque
in quel museo sono raccolte le sue glorie
le sue miserie—troppo ordinate
Beethoven non è Goethe?

Un Guarneri due Amati sotto vetro
non chiariscono gli ultimi quartetti;
un cornetto acustico in bacheca
rovina del superstite udito

Fogli e fogli ingialliti alle pareti
una foresta di freghi di segni
dalle dita tradotti in suoni
a ricreare la pura essenza dell’idea

I suoi contratti! sempre in lotta
con gli editori (primo musicista
non più a servizio) in una Vienna
ancora incipriata

E il ritratto dell’oziosamato Karl
cinque anni di processi atti legali
per la tutela del nipote sempre nuove angosce
la gioia che talvolta trionfa sulla pena

Componendo a porte chiuse urla
e ritma la fuga del suo Credo
«Non scrivo per la folla!» chiede indietro
lo spartito dopo il fiasco del Fidelio

Avanti negli anni neanche tanto
scrive pei tempi che verranno
ora che è murato dentro
teso all’ascolto dell’io solitario

Più degli uomini ama la natura
l’usignolo la quaglia il tema del ruscello
girovagare nei boschi assorto
chiedere energia alla terra
Bonaparte? un ideale che ha tradito
con Goethe non si è inteso
degli italiani salva Cherubini
Handel? e Shakespeare sopra tutti
sola felicità nell’arte ormai ...

A letto idropico col fegato a pezzi
ròso dalle cimici ha un sorriso per i pochi:
«la commedia è terminata» le sue dita
massicce stringono il quaderno —tempo di neve
un lampo un tuono scuote tutta Vienna

Ma la sua maschera
di quando ancora era in vita!
appesa là, camusa
ha già le palpebre abbassate
sulla forza intatta del suo genio illimitato

From LE RISONANZE

I platani del viale

I platani del viale
fanno da paralume
al lampione, ritagliano
foglie sul mio lettino –
nel buio conto le pecorine...
se gioco se parlo se mangio
neanche me ne accorgo però
non è la prima volta
che lo sento ingigantire.

Mi si chiudono gli occhi
e non riesco a dormire
temo che si addormenti
anche il respiro; lo spio
lo trattengo ne ho terrore
torna respiro torna! fin-
ché un soffio dopo l’altro
l’inciampo si attenua
la mente si distrae...

Il respiro ritorna abituale.

Il poeta è un prodotto autunnale

Il poeta è un prodotto autunnale
di vena malinconica, schietto genuino
frizzante quando è giovane, diventa veleno
se prende a inacidire, perbacco, come il vino.

Il teatro privato

Che bellezza scaricare tutto sull’inconscio!
purché l’inconscio lo si lavi in famiglia
si può uccidere il padre fottere la madre

La psicoanalisi è una indagine borghese
un processo simbolico tanto rispettabile
(conta il denaro la cura è interminabile)

Fughe e censure sono piaceri da narciso?
un murarsi dentro la scena familiare
che l’uomo di fabbrica l’uomo della terra

neanche sospettano—per i subalterni
vale ancora la vecchia coscienza

L’arte della guerra

Il Faraone avanza sotto un cielo di ventagli
l’esercito va sempre a piedi su dodici file
dal deserto di sabbia alle pietre nere di Siria,
un leone senza laccio segue il carro reale.

Dove l’erba è fitta una città d’oriente
manda barbagli. Gli ambasciatori si consultano
fissano il luogo e il giorno dello scontro,
se una delle parti non è pronta la si attende.

La mano sul ramo

La mano sul ramo
sulle tette sul coso
sull’oro e trac!
chi non tira al suo vantaggio?
ho colto la vita dall’albero
di ogni frutto ho fatto conserva...
quello che è stato è stato

Il curriculum è aperto: facile
dire che è tutto uno scialbo
museo maniacale comodo dire
che ho perso la faccia che ho
accomodato a mio modo la storia –
in giro se ne parla per parlare

Da uomo d’ordine
che dell’ordine del mondo
ha una sua fondata opinione
devo tener conto che dopo la grande
dopo la mondiale è nell’aria
una terza universale – tanta
energia compressa dovrà pure espandersi!

Voli di bandiere stragi araldiche
le pulsioni più coatte
scaricate sugli inermi in ogni dove
nel Laos nel caos
magari un’isoletta un quarto turca
il resto greca – un disegno autoritario

Biogeneticamente pare
non ho di che vantarmi
(e i traslati le metafore?
bello come un giglio
sant’Antonio lis de France...
il vergine il pudico scala
al bianco

Mi gestisco mi appartengo
ora tendo al bordello ora
dipendo dalla famiglia amo
la donna serva (oh! il turchinetto
da bucato un rifarsi in sogno
amabilmente candido

Ho un carattere dominante
e dovrei cambiare? so so
che la mutazione è legge
fondamentale per averla
studiata sui conigli le piante
(metti nero su bianca
verrà fuori un meticcio

Una buona dentiera cannibalesca
e la carriera è aperta
titoli & azioni / burro & cannoni
nel lavoro sempre prima il profitto
(il privato è diverso dal sociale
anche se crea disagio in fabbrica

Un domenicano lunedì mi ha detto
«A ben guardare badi bene mi dia retta
il marxismo non è che un’eresia cristiana»
io ho provato a sciacquarmi la bocca
ma è un detersivo che ti mangia il tartaro
e dalle gengive gronda rosso (tutto sommato
un’esperienza deviante volevo fare contenta mia figlia

Notti in bianco
in solitudine davanti un bicchiere
in un pallore di luna funesto
albeggiare di tracce mnestiche
tra ornamenti e maschere...
(ti viene da piangere

Se ho un rimpianto è per le colonie
il mercato delle schiave un paio di moretti a letto
l’incontro con Livingstone i ladri con le mani mozze
il Congo di Leopoldo la Libia di Graziani le missioni
il mondo a nostra immagine ah l’Africa!
non c’è più in giro un mercenario
molto è perduto anche il guadagno facile

(Ho notato che la gente di colore
non suda affatto Io me ne sto sdraiato
ciononostante traspiro sempre Che sia
una questione di pelle?
di una cosa vado fiero
della mia razza

Da quando viaggio meno e vivo ritirato
mi lustro l’onore mi lavo il cervello
depongo fiori d’arancio in devozione
ai piedi del mio busto d’alabastro
somigliantissimo (dentro l’albume
di quegli occhi smorti
vegeta un sesso cagliato

Finirò con la benda sotto il mento
avvolto in un sudario rigido oltre il dovuto
l’ostia rappresa tra la lingua e il palato
e le mie ossa biancheggeranno
come frammenti di marmo pario
mentre l’Europa invasa...

Quello che è stato è stato

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