Nanni Balestrini

Nanni Balestrini

1935–2019 · visse 83 anni IT IT

n. 1935-07-02, Milão · m. 2019-05-19, Roma

Apologo dell’evaso

La massima della mia azione difforme,
infausto al popolo il fiume
che al cinema videro spopolare

il delta, i fertilissimi campi
e i più nocivi insetti (chiara
minaccia ai vizi dei governanti!).

Fra i pampini ovunque liberi
galleggiavano, gonfi—e sì fa vano
l’ufficio dello storico. Ma saremo

a lungo preservati dal morso
del tafano azzurro, da iniezioni
di calciobromo, dall’unghie della zarina?

Lucenti strani corpi
violano il cielo; sbanda
il filo di formiche diagonale

nel cortile riemerso; ancora
il sole sorge dietro
la Punta Campanella incustodita

dai finanzieri corrotti e un argine
ultimo crolla. Lode
a un’estate di foco. S’io fossi

la piccola borghesia colata
nelle piazze fiorite e nei dì
di festa che salvi c’ignora

dalla droga e dalla noia per un po’
d’uva lavata in mare
presso la marcia catapulta; rifugiati
al primo tuono nelle gelaterie—chi fuggirei?
Passato il temporalaccio d’agosto
i graspi giungono a riva

fra i remi ai contrabbandieri salpati
nel novilunio e anzitutto conviene
(usciti dal vico cieco chiamammo

e orme erano ovunque
dell’abominevole uomo delle nevi)
fare l’amore intanto

che sui ponti la Via Lattea dilata.
Il Po nasce dal Monviso;
nuvole ... ma di ciò, altra volta.
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Poesie

6

Apologo dell’evaso

La massima della mia azione difforme,
infausto al popolo il fiume
che al cinema videro spopolare

il delta, i fertilissimi campi
e i più nocivi insetti (chiara
minaccia ai vizi dei governanti!).

Fra i pampini ovunque liberi
galleggiavano, gonfi—e sì fa vano
l’ufficio dello storico. Ma saremo

a lungo preservati dal morso
del tafano azzurro, da iniezioni
di calciobromo, dall’unghie della zarina?

Lucenti strani corpi
violano il cielo; sbanda
il filo di formiche diagonale

nel cortile riemerso; ancora
il sole sorge dietro
la Punta Campanella incustodita

dai finanzieri corrotti e un argine
ultimo crolla. Lode
a un’estate di foco. S’io fossi

la piccola borghesia colata
nelle piazze fiorite e nei dì
di festa che salvi c’ignora

dalla droga e dalla noia per un po’
d’uva lavata in mare
presso la marcia catapulta; rifugiati
al primo tuono nelle gelaterie—chi fuggirei?
Passato il temporalaccio d’agosto
i graspi giungono a riva

fra i remi ai contrabbandieri salpati
nel novilunio e anzitutto conviene
(usciti dal vico cieco chiamammo

e orme erano ovunque
dell’abominevole uomo delle nevi)
fare l’amore intanto

che sui ponti la Via Lattea dilata.
Il Po nasce dal Monviso;
nuvole ... ma di ciò, altra volta.

Descrizione superficiale della signorina Richmond

appollaiata su un ramo apre
rapidamente le ali producendo al tempo
stesso un fruscio che si può
udire a un centinaio di metri

color arancione fiamma dalle lunghe
gambe color verde oliva saltella tra i rami
scende a terra alla ricerca del cibo
il piumaggio dorato e arancione intenso
poi torna su in alto dove ancora
il sole riesce a traforare i fitti rami
la luce batte sulle seriche
piume dei suoi fianchi

quando è tranquilla emette suoni
flautati e dolci ma quando
è irritata la sua voce
si fa stridula e roca

di colore grigio azzurro si muove
tra i rami con agilità trascinandosi
dietro la coda lunga e sottile
assai abile si libra nell’aria

vispa e sempre pronta a esibirsi
in gorgheggi ha l’abitudine di salire
a grande altezza per poi tuffarsi
verso il basso tra i rami

le sue piume bianche sono immacolate
quelle nere sono cosparse di sfumature
iridescenti verdi blu e purpuree
in armonia col colore del dorso

la si vede poi pavoneggiarsi agitando
la sua lunga e bella coda della quale
è tanto fiera e orgogliosa
che la cura continuamente

color del mare incupito dalla tempesta
con la sgargiante coda rosa
può vivere dovunque sboccino dei fiori
si mantiene immobile in aria

dal petto rosso si libra in aria
si nutre di nettare mettendo
in mostra lo splendido piumaggio
si prepara al lungo volo
sfreccia rapida da fiore a fiore
gioiello vivente sfreccia s’impenna
s’avvita scende in picchiata
scintillante di colore ametista

contrasta con il candore immacolato
del petto passa quasi tutto il tempo
saltellando di ramo in ramo
o svolazzando attraverso gli alberi

macchia di colore verde blu e oro
raramente scende a terra e se ne sta
quasi sempre tra i rami più alti riempie
l’aria di note acutissime e vibranti

la sua voce melodiosa e le sue piume
smaglianti un piccolo gioiello alato
di colore blu viola quando vola tra i fiori
e quando succhia il nettare

si libra senza posarsi e succhia
il nettare mantenendosi in volo
splendida e sgargiante dotata di piume
di colori brillanti

dal vellutato piumaggio nero e giallo
brillante la coda si prolunga in due
lunghissime penne sottili e ricurve
che incorniciano il corpo in eleganti spire azzurre

troppo bella e elegante dal serico
piumaggio nero violetto il corpo
color rubino si adorna di due lunghissime
penne sottili come fili metallici

e terminanti con dischi che quando
si posa sul suo albero preferito
penzolano al sole con riflessi smeraldini
fanno luccicare le sue penne iridescenti
sfoggiando le sue penne vistose suole penzolare
col capo all’ingiù dondolandosi
con i fini merletti delle sue lunghe penne
caudali che ondeggiano alla brezza

sfoggia una corona nera splendente formata
da 120 penne lunghe ognuna
da 9 a 18 centimetri le lunghe penne
bianche le partono dalle spalle

le bacche e i frutti più dolci
sono i cibi che preferisce
pratica e crudele
suole impalare le sue vittime

sta quasi sempre nascosta e vola raramente
data la sua natura timida e solitaria
spicca per la bellezza dei colori delle sue piume
il suo petto candido e immacolato

attraversato da una striscia color smeraldo
splendente con ciuffi di piccole piume
verde metallico che si aprono
come un ventaglio brillante

In questo modo

Questi sono i nodi, queste le cicatrici,
gli abiti che hai indossato, la stagione inattesa
sull’asfalto dove ancora vivremo, quella nuvola
che abbastanza somiglia alla teiera già

fredda, con la faccia di uno che sta male,
azzurro come il ristorante, la distanza,
sebbene siano le nove, i preparativi
pressoché ultimati, papaveri distillati,

credendo ai miei occhi, sporgendo dal tetto
sulle cime di pini recisi, ma
inganni il titolo, garanzia ai passanti,
che quasi tutti se ne sono andati, si annidano

necessari e la barca che tu non trovi
mai, ma necessaria perché attraversiamo
quantunque noi non guardiamo e dove
vediamo se pure non c’è rimedio e passano
ancora incerti i luoghi dove
confini nettamente segnati ci rivelano ...
Poi il cielo dovrà pur mutare. Come io potrei
cambiare di colpo argomento e pochi se ne

accorgerebbero, il tonfo che fruga ancora
sordo le ore del pomeriggio, e profondo
e i sassi che hai sotto la schiena o la fuga
di sostantivi corrosi dalle stravolte strutture—

comunque niente di nuovo, la pomice
sui gomiti, se non c’è posto che per uno di noi
e appena uscito di casa s’imbatte,
tu t’imbatti, se hai capito quanto ti aspetto.

L’istinto di conservazione

Qui conta come (può un pesce vivere
a lungo sulla sabbia secca? dormire
senza cuscino?) la vita dell’uomo è
tutta un tentativo (non ne ho la minima
idea, non sono mai stato così triste):

tuttavia una volta si era travestito
da lattaio, d’altra parte (cercai una posizione
più comoda sulla sedia) non può vivere a lungo
(passammo il resto della notte seduti,
straziati dalla fame, aspettando l’alba).

salì dunque fino all’ultimo piano,
come gli alberi più alti nella neve
(descriveteci i luoghi che vi circondano se possibile),
e la lancetta? sembrava girare troppo adagio:
nessuno lo vide, dormono tutti.

(La stessa sensazione, dunque state seduti,
dubitatene; sbottoniamo altre settimane,
e ancora la ferita, il raffreddore, mani
aperte che sporcano le acque, sempre che
non ci abbiano seguiti. Rossa come un cavallo.)
La febbre alta come la neve, un solo bottone
pensò. Un enorme risparmio di tempo.
Un cavillo —prego? galoppa (e
parliamone pure, il personaggio merita
di essere ricordato). Salì fino all’ultimo.

Perforata la sottile lamiera (potrei
avere qualcosa da bere?) nei ritagli
di tempo (non risponde) strappa i rami
ai boschi (una lisca nel palato) su una slitta
carica di neve (è scomparso) sbucato

da chissà dove (e ossicini sul pavimento
dappertutto) e la grandine sul prato spuntata
nel paesaggio pitturato in forma di gocciola,
altissimo torreggiante campanaro, giacendo
in fondo alla torre, bevendo a grandi sorsi.

Senza lacrime per le rose

Infine, la grande industria e la sua scienza
non sono il premio per chi vince la lotta di classe.
Sono il terreno stesso di questa lotta. E finché il
terreno è occupato dal nemico bisogna spararci
sopra, senza lacrime per le rose.
Mario Tronti, Operai e capitale

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X. Frammento dell’anarchia

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scopo di questo frammento è accertare la vost
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è estremamente vivace e può persino compiere alcuni mo
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è diffici

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questo frammento è accertate la vostra attuale velocità e grado
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compiere alcuni movimenti con le bra
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iunque metta la mano su di me per governarmi
rae nel momento del raggiungimento del piacere quando si tratta
è accertare la vostra attuale velocità e grado di comp
trordini mentre aspettano con ansia
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tino e di mattone
comprenderli conviene quin

tta la mano su di me per governarmi è un usurpatore e un tirann
il raggiungimento del piacere quando si tratta di fare
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mattone sorbiva la luce com
erli conviene quindi lasciarli nel loro ambie

me per governarmi è un usurpatore e un tiranno io lo d
si tratta di fare un passo decisivo
per stabi
di essere chiamati
batte già da due settimane
sorbiva la luce come un’avida selva le fontan
iene quindi lasciarli nel loro ambiente senza cercare di volerl
un tiranno io lo dichiaro mio nemico
decisivo
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chiamati al telefono instal
da due settimane ha un cervello e un sistema
a luce come un’avida selva le fontane papali si levavano in un
arli nel loro ambiente senza cercare di volerli cambia

io nemico
indiretto verso di
se su cui misurare i vostri
al telefono installato a un metro dall’acqua
ettimane ha un cervello e un sistema nervoso che mandano impuls
da selva le fontane papali si levavano in un cielo più
di volerli cambiare fosse anche nell

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