O donna sciocca, di che cosa ridi?
ridi tu forse perch’ i’ son di legno,
né Fidia di sua man m’ha fatto degno,
né gli altri mastri di sì chiari gridi?

Dunque, perch’ i’ sia rozzo, tu ti sfidi,
che in me non sia attitudine né ingegno
da farti, in un bisogno, il ventre pregno,
onde così ridendo te ne occidi?

Ma se ben di mia bocca ti confesso,
che ’l Divin Buonarruoti o ’l Sansovino
non mi fer mai di marmo, né di gesso;

resta per questo ch’i’ non sia divino,
se più di mille volte, e pur adesso,
son uscito di culo a l’Aretino?
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