Ad Emma
Perché della tua porta, Emma gentile,
la vergogna mi ferma al limitar?
Perché sei tanto bella e tanto vile?
Perché ti bacio e non ti posso amar?
Lieta tu pur m’accogli e ne’ giocondi
occhi di voluttà trema un balen;
piovon disciolti i tuoi capelli biondi
sulle giunonie spalle e il nudo sen.
Oh, le lunghe carezze e l’infocate
strane lascivie tue chi dir le può?
Chi l’ha baciate, di’, chi l’ha baciate
le tue labbra frementi e le scordò?
Oh, quante volte stanco io chiusi gli occhi
poiché la forza al mio desir fallì,
e il capo riposai sui tuoi ginocchi
desiderando di morir così!
Ma quando sull’aurora una lontana
squilla di bronzi entrambi ci destò,
pagai le tue carezze, o cortigiana,
e la vergogna in cor mi ritornò.
Torna, sordida cagna, al tuo covile,
sotto ai bruti irruenti a spasimar;
torna all’infamia tua; sei troppo vile,
sei troppo vile; non ti posso amar!
la vergogna mi ferma al limitar?
Perché sei tanto bella e tanto vile?
Perché ti bacio e non ti posso amar?
Lieta tu pur m’accogli e ne’ giocondi
occhi di voluttà trema un balen;
piovon disciolti i tuoi capelli biondi
sulle giunonie spalle e il nudo sen.
Oh, le lunghe carezze e l’infocate
strane lascivie tue chi dir le può?
Chi l’ha baciate, di’, chi l’ha baciate
le tue labbra frementi e le scordò?
Oh, quante volte stanco io chiusi gli occhi
poiché la forza al mio desir fallì,
e il capo riposai sui tuoi ginocchi
desiderando di morir così!
Ma quando sull’aurora una lontana
squilla di bronzi entrambi ci destò,
pagai le tue carezze, o cortigiana,
e la vergogna in cor mi ritornò.
Torna, sordida cagna, al tuo covile,
sotto ai bruti irruenti a spasimar;
torna all’infamia tua; sei troppo vile,
sei troppo vile; non ti posso amar!