Giammai, scoccata da una man feroce
dall’arco teso non fuggì saetta
come sul suo sentier corre veloce
Volan le rote e mentre sulla via
nessun rumor presso di lei si sente,
qualche imbecille al corridore invia
A me che importa se della canaglia
m’insegue il riso o il mormorar d’alcuni,
se l’iniqua parola altri mi scaglia
o il molla Buni?

Io corro, io volo sulla bicicletta
questo ideal delle cavalcature:
chi soffre d’emorroidi o di bolletta
ch’io son beata e un fremito m’assale,
mi avvolge un’onda di piacer sovrano
quando vengo stringendo il trionfale
Io son beata allor che fra le gambe
sento il rigido ordigno e in quegli istanti
tendo le coscie e l’agitar d’entrambe
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