Canto dei disoccupati
Gli esili fumi che sbocciavano sulle‘ciminiere
erano i fiori nati dal nostro lavoro, dalla nostra carne.
Dalle terrazze ci guardavano le donne,
i volti rossi dalle fiamme dei forni,
° il lavoro ci cresceva tra le mani
come la messe dalla terra,
ci avvampava il cuore di giovinezza.
Nei declinanti autunni la pioggia rivelava
da una mano che ghiacciava l’aria
e sui monti stendeva la disperazione,
a piangere sui nostri capi scarruffati.
!° Tremava il poco denaro nelle tasche,
si pensava all’odore del pane, al riso dei figli:
sulla strada gelata nascevano
pei nostri occhi.
La nostra sapienza era il lavoro. settembre-ottobre 34].
erano i fiori nati dal nostro lavoro, dalla nostra carne.
Dalle terrazze ci guardavano le donne,
i volti rossi dalle fiamme dei forni,
° il lavoro ci cresceva tra le mani
come la messe dalla terra,
ci avvampava il cuore di giovinezza.
Nei declinanti autunni la pioggia rivelava
da una mano che ghiacciava l’aria
e sui monti stendeva la disperazione,
a piangere sui nostri capi scarruffati.
!° Tremava il poco denaro nelle tasche,
si pensava all’odore del pane, al riso dei figli:
sulla strada gelata nascevano
pei nostri occhi.
La nostra sapienza era il lavoro. settembre-ottobre 34].