Poesie di questo tema
Lavoro e professione
Edmondo de Amicis
La letterata
Io mi levo ogni dì verso le sei
e divoro una cantica di Dante,
e più lo studio, e più mi par gigante,
e più lo leggo, e più lo leggerei.
Poi scrivo (non lo dico altro che a lei)
qualcosa per la Giovine elegante;
poi vo a sentire il professor Cascante
e a girellare un po’ per i musei.
Verso le sette torno a casa a pranzo,
apro un giornale, butto giù un sonetto
sfoglio l’Antologia, leggo un romanzo;
e vo’ innanzi così sino a dieci ore,
e poi mi porto quasi sempre a letto
qualche poeta o qualche prosatore.
e divoro una cantica di Dante,
e più lo studio, e più mi par gigante,
e più lo leggo, e più lo leggerei.
Poi scrivo (non lo dico altro che a lei)
qualcosa per la Giovine elegante;
poi vo a sentire il professor Cascante
e a girellare un po’ per i musei.
Verso le sette torno a casa a pranzo,
apro un giornale, butto giù un sonetto
sfoglio l’Antologia, leggo un romanzo;
e vo’ innanzi così sino a dieci ore,
e poi mi porto quasi sempre a letto
qualche poeta o qualche prosatore.
Edoardo Cacciatore
Lavoro coercitivo
Profitto s’impegola
Lorda prodotti e carta
Tersa misura necessaria a regola
D’arte opera—non t’’imbriga né coarta
Né il gusto guasta
Chi più parla di bellezza o garbo—igiene
L’oltraggio è del corpo a tomba che giù cade
Sul fondo infame e viene
Creando all’Ade
D’un smorto basta
Con sdegno la stizza?
Per cui il vigore represso sé ridiventa
Mentre l’Autorità ad automa parcellizza?
Sisifo e in calce spenta
L’ossa rimpasta.
Lorda prodotti e carta
Tersa misura necessaria a regola
D’arte opera—non t’’imbriga né coarta
Né il gusto guasta
Chi più parla di bellezza o garbo—igiene
L’oltraggio è del corpo a tomba che giù cade
Sul fondo infame e viene
Creando all’Ade
D’un smorto basta
Con sdegno la stizza?
Per cui il vigore represso sé ridiventa
Mentre l’Autorità ad automa parcellizza?
Sisifo e in calce spenta
L’ossa rimpasta.
Giovanni Giudici
Postino
Si chiamasse pure Luis
Dobermann — non ne farei
Un maestro di sbranatori
Un assassino
Se pensi a quante miglia
Nel suo servizio di postino
Tutto solo doveva tutti 1 giorni
Farsi a piedi in deserti non-sentieri
A scanso di brutti incontri inventarsi
Quella specie di cane
Vivo mai visto da tenersi vicino
Fu il più semplice dei pensieri
Dobermann — non ne farei
Un maestro di sbranatori
Un assassino
Se pensi a quante miglia
Nel suo servizio di postino
Tutto solo doveva tutti 1 giorni
Farsi a piedi in deserti non-sentieri
A scanso di brutti incontri inventarsi
Quella specie di cane
Vivo mai visto da tenersi vicino
Fu il più semplice dei pensieri
Piero Bigongiari
Canto dei disoccupati
Gli esili fumi che sbocciavano sulle‘ciminiere
erano i fiori nati dal nostro lavoro, dalla nostra carne.
Dalle terrazze ci guardavano le donne,
i volti rossi dalle fiamme dei forni,
° il lavoro ci cresceva tra le mani
come la messe dalla terra,
ci avvampava il cuore di giovinezza.
Nei declinanti autunni la pioggia rivelava
da una mano che ghiacciava l’aria
e sui monti stendeva la disperazione,
a piangere sui nostri capi scarruffati.
!° Tremava il poco denaro nelle tasche,
si pensava all’odore del pane, al riso dei figli:
sulla strada gelata nascevano
pei nostri occhi.
La nostra sapienza era il lavoro. settembre-ottobre 34].
erano i fiori nati dal nostro lavoro, dalla nostra carne.
Dalle terrazze ci guardavano le donne,
i volti rossi dalle fiamme dei forni,
° il lavoro ci cresceva tra le mani
come la messe dalla terra,
ci avvampava il cuore di giovinezza.
Nei declinanti autunni la pioggia rivelava
da una mano che ghiacciava l’aria
e sui monti stendeva la disperazione,
a piangere sui nostri capi scarruffati.
!° Tremava il poco denaro nelle tasche,
si pensava all’odore del pane, al riso dei figli:
sulla strada gelata nascevano
pei nostri occhi.
La nostra sapienza era il lavoro. settembre-ottobre 34].
Vittorio Sereni
Una visita in fabbrica (Il, III, IV)
Il
La potenza di che inviti! si cerchia
che lusinghe: di piste di campi di gioco
di molli prati di stillanti aiuole
e persino fiorirvi, cuore estivo, può superba la rosa.
Sfiora torrette, ora, passerelle
la visita da poco cominciata: s’imbuca in un fragore
come di sottoterra, che pure ha regola e centro
e qualcuno t’illustra. Che cos’è
un ciclo di lavorazione? Un cottimo
cos’è? Quel fragore. E le macchine, le trafile e calandre,
questi nomi per me presto di solo suono nel buio della mente,
rumore che si somma a rumore e presto spavento per me
straniero al grande moto e da questo agganciato.
Eccoli al loro posto quelli che sciamavano là fuori
qualche momento fa: che sai di loro
che ne sappiamo tu e io, ignari dell’arte loro ...
Chiusi in un ordine, compassati e svelti,
relegati a un filo di benessere
senza perdere un colpo—e su tutto implacabile
e ipnotico il ballo dei pezzi dall’una all’altra sala.
III
Dove più dice i suoi anni la fabbrica,
di vite trascorse qui la brezza
è loquace per te?
Quello che precipitò
nel pozzo d’infortunio e di oblio:
quella che tra scali e depositi in sé accolse
e in sé crebbe il germe d’amore
e tra scali e depositi lo sperse:
l’altro che prematuro dileguò
nel fuoco dell’oppressore.
Lavorarono qui, qui penarono.
(E oggi il tuo pianto sulla fossa comune).
IV
«Non ce l’ho? —dice—coi padroni. Loro almeno
sanno quello che vogliono. Non è questo,
non è più questo il punto».
E raffrontando e
rammemorando:
«... la sacca era chiusa per sempre
e nessun moto di staffette, solo un coro
di rondini a distesa sulla scelta tra cattura
e morte ...».
Ma qui, non è peggio? Accerchiati da gran tempo
e ancora per anni e poi anni ben sapendo che non
più duramente (non occorre) si stringerà la morsa.
C’è vita, sembra, e animazione dentro
quest’altra sacca, uomini in grembiuli neri
che si passano plichi
uniformati al passo delle teleferiche
di trasporto giù in fabbrica.
Salta su
il più buono e il più inerme, cità:
E di me si spendea la miglior parte"
tra spasso e proteste degli altri—ma va [à*°— scatenati.
From STELLA VARIABILE
La potenza di che inviti! si cerchia
che lusinghe: di piste di campi di gioco
di molli prati di stillanti aiuole
e persino fiorirvi, cuore estivo, può superba la rosa.
Sfiora torrette, ora, passerelle
la visita da poco cominciata: s’imbuca in un fragore
come di sottoterra, che pure ha regola e centro
e qualcuno t’illustra. Che cos’è
un ciclo di lavorazione? Un cottimo
cos’è? Quel fragore. E le macchine, le trafile e calandre,
questi nomi per me presto di solo suono nel buio della mente,
rumore che si somma a rumore e presto spavento per me
straniero al grande moto e da questo agganciato.
Eccoli al loro posto quelli che sciamavano là fuori
qualche momento fa: che sai di loro
che ne sappiamo tu e io, ignari dell’arte loro ...
Chiusi in un ordine, compassati e svelti,
relegati a un filo di benessere
senza perdere un colpo—e su tutto implacabile
e ipnotico il ballo dei pezzi dall’una all’altra sala.
III
Dove più dice i suoi anni la fabbrica,
di vite trascorse qui la brezza
è loquace per te?
Quello che precipitò
nel pozzo d’infortunio e di oblio:
quella che tra scali e depositi in sé accolse
e in sé crebbe il germe d’amore
e tra scali e depositi lo sperse:
l’altro che prematuro dileguò
nel fuoco dell’oppressore.
Lavorarono qui, qui penarono.
(E oggi il tuo pianto sulla fossa comune).
IV
«Non ce l’ho? —dice—coi padroni. Loro almeno
sanno quello che vogliono. Non è questo,
non è più questo il punto».
E raffrontando e
rammemorando:
«... la sacca era chiusa per sempre
e nessun moto di staffette, solo un coro
di rondini a distesa sulla scelta tra cattura
e morte ...».
Ma qui, non è peggio? Accerchiati da gran tempo
e ancora per anni e poi anni ben sapendo che non
più duramente (non occorre) si stringerà la morsa.
C’è vita, sembra, e animazione dentro
quest’altra sacca, uomini in grembiuli neri
che si passano plichi
uniformati al passo delle teleferiche
di trasporto giù in fabbrica.
Salta su
il più buono e il più inerme, cità:
E di me si spendea la miglior parte"
tra spasso e proteste degli altri—ma va [à*°— scatenati.
From STELLA VARIABILE