Libero de libero cicala

Stagione intensa di pianura,
estate,
la cicala non vuole foresta,
sulla pietra è lamento di lunga
arsura. M’arrendo alla terra
che nella luce s’adombra nemica
e già l’occhio perde il suo cielo:
è più docile il sonno che l’acqua
nella vena dei prati.
Non mi dite che il mare
è Ià dove mi penso un lento
deserto e si scava alla sete
una grotta e barche a riva
muove un ricordo di vento.
Fatue reti impigliano il sole
all’asciutto e il passero fuggito
alla mano del fanciullo
che a questo mattino somiglia.
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