Lontana dai campi vivi
e per due mari, l’uno lento
di grano e l’altro predone di rive,
la valle si gonfia di grotte
antiche e sono pallide stanze,
ove i morti stanno a convito

sui letti di pietra: la messe
del sonno scorre dolente.
Alle immemori fronti è regno estremo
la mano che all’eco fiato ridona,
alla forte amicizia del tempo.
Della morte è soave il vino
bevuto a sorsi d’anni,
e il grano rimatura sempre
per un cielo ignoto e fioco.
Quale uccello sinistro
il sole non è nominato
nella patria eterna dei morti.
Condividi

Commenti (0)

Accedi per pubblicare un commento.

Ancora nessun commento. Sia il primo a commentare.