Sonetto fatto sopra un presente di pere mandato all’autore dalla sua donna, le quali erano tócchi…
Le stampe delle perle, donde il fiato
che mi dà vita, sue figure imprime,
nelle pere mandommi fresche e prime;
don fra gli amanti assai cupidi amato.
Grato odor, dolce umor v’era innestato,
ché delle rose sue sparser le cime
d’Amor un mare e sue ricchezze opime;
don, cui gustando, io diventai beato.
Quand’io m’avveggio, benché tardo omai,
che solo Amor può darci il Sommo Bene,
lo qual filosofando io non trovai,
se virtù di mutar fanciulla tiene
pere in ambrosia e i tristi in giorni gai,
cangiar vita e costume or mi conviene.
che mi dà vita, sue figure imprime,
nelle pere mandommi fresche e prime;
don fra gli amanti assai cupidi amato.
Grato odor, dolce umor v’era innestato,
ché delle rose sue sparser le cime
d’Amor un mare e sue ricchezze opime;
don, cui gustando, io diventai beato.
Quand’io m’avveggio, benché tardo omai,
che solo Amor può darci il Sommo Bene,
lo qual filosofando io non trovai,
se virtù di mutar fanciulla tiene
pere in ambrosia e i tristi in giorni gai,
cangiar vita e costume or mi conviene.