O gran padre Alighier, se dal ciel miri
me tuo discepol non indegno starmi,
dal cor traendo profondi sospiri,
prostrato innanzi a’ tuoi funerei marmi;
piacciati, deh! Propizio ai be’ desiri
d’un raggio di tua luce illuminarmi.
Uom che a primiera eterna gloria aspiri,
contro invidia e viltà de’ stringer l’armi?
Figlio, i’ le strinsi, e assai men duol; ch’io diedi
nome in tal guisa a gente tanto bassa,
da non pur calpestarsi co’ miei piedi.
Se in me fidi, il tuo sguardo a che si abbassa?
Va, tuona, vinci: e, se fra pie’ ti vedi
costor, senza mirar sovr’essi passa.
me tuo discepol non indegno starmi,
dal cor traendo profondi sospiri,
prostrato innanzi a’ tuoi funerei marmi;
piacciati, deh! Propizio ai be’ desiri
d’un raggio di tua luce illuminarmi.
Uom che a primiera eterna gloria aspiri,
contro invidia e viltà de’ stringer l’armi?
Figlio, i’ le strinsi, e assai men duol; ch’io diedi
nome in tal guisa a gente tanto bassa,
da non pur calpestarsi co’ miei piedi.
Se in me fidi, il tuo sguardo a che si abbassa?
Va, tuona, vinci: e, se fra pie’ ti vedi
costor, senza mirar sovr’essi passa.