L’afa dei mondi opprime i fili d’erba

L’afa dei mondi opprime i fili d’erba.
La violetta sviene sotto il peso
di giganti scarlatti, ubbriacati
dal mezzogiorno, gonfio di salute.
Scoiattoli che saltano tra frutti,
incandescenti più che arcobaleni
soffiati in fretta e furia nei fogliami,
atteggiano i pensieri della terra
che traboccano forme quasi fatue
sotto la spinta dei colori interni.
Fra il trasalìo di tetti in lontananza,
l’acque esalano un Gloria! per gl’istinti
animaleschi, e fin nelle mammelle
delle vergini immaginano amplessi
che traspirano lattee trasparenze.
Poi sull’erba, ch’elude (lingueggiando
verdicce fiamme) il peso degli azzurri,
passa con fluidi piedi la persona
miracolosa d’una donna d’aria,
che assume la follìa del paesaggio
per camminarlo nel suo sangue d’oro.
Ma quand’ella sparisce dietro i pini,
scende la sera sulla terra sazia,
e l’erba è sveglia, come un sole nero.
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