L’undici agosto

La matura perfezione di questa giornata –
l’undici agosto ma è come fosse settembre
e la roccia è rugosa, dolce, contenente succo –
include nella sua luce la montagna

presente, prati sonori al piede dorati
alla vista, Antiope dormiente, boschi
neri alla vista a penetrare argentei
di lumache e di vene colanti acqua da

più sù più sù, dove improvviso è il cielo
a mostrarsi in quella seta pesante d’oggi
celeste con applicazioni in seta bianca
rasata e in oro sagrale (nuvole e sole),

la pianura anche, la cui percezione
non sarà, in tale lontananza, possibile
se non dopo la fatica d’arrampicarsi al crinale
e lì contemplarla in una falce brunita

che il padre giovane regge alta seguito
da un figlio già cacciatore di nidi da
una figlia in lilla stinto da una moglie
già vecchia e in quello specchio mobile affrettati

a fissare gli occhi vedrai la città orizzontale
signora del vizio e della conversazione paisible
attraversata da ponti decorata da belvederi:
una tale perfezione era da ricordare.
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