Tal è la fiamma e ’l foco
là ’nd’eo incendo e coco, — o dolze meo site,
che ismarrire — mi fate lo core e la mente.
Ismarrite mi fate la mente e lo core,
sì che tutta per voi mi distruggo e disfaccio,
così come si sface la rosa e lo fiore
‘quando la sovragiunge fredura né ghiaccio.
Così son presa al laccio
per la stranianza nostra imprumera,
come la fèra — amorosa di tutta la gente.

Tant’è ’]l foco e la fiamma, che ’l meo core abonda,
che non credo che mai si potesse astutare;
e non è nullo membro che no mi si confonda,
e non vegio per arte ove possa campare,
com’ quel che cade al mare,
che non ha sostegno né ritenenza
per la ’ncrescenza — de l’onda, che vede frangente.
Se mi séte sì fèro com’ parete in vista
e noioso secondo la ria dimostranza,
ancidetemi adesso ch’eo vivo più trista
che quand’eo fosse morta: tant’ho grande dottanza!
Se la bona speranza,
ch’eo agio di voi, mi rinfrangesse,
s’eo m’ancidesse, — serestene poi penetente.

Io non v’oso guardare né ’°n viso né ’n ciera,
né mostrarvi sembianti, come fare solia,
ché mi faite una vista mortale e crudera,
com’eo fosse di voi nemica giudia.
Ed esser non dovria
perché’io ci colpasse; ché la casione
de l’ofensione — non fue che montasse niente.
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