Bonagiunta Orbicciani

Bonagiunta Orbicciani

1220–1290 · visse 70 anni IT IT

n. 1220, Lucca · m. 1290, Lucca

A me adovene com’a lo zitello

A me adovene com’a lo zitello
quando lo foco davanti li pare,
che tanto li risembla chiaro e bello,
che stendive la mano per pigliare;

e lo foco lo ’ncende, e fallo fello,
ché non è gioco lo foco toccare:
poi ch’è passata l’ira, alora e quello
disia inver’ lo foco ritornare.

Ma eo, che traggo l’aigua de lo foco
(e no è null’om che lo potesse fare),
per lacrime ch’eo getto tutto coco,
chiare e salse quant’è acqua di mare.
Candela che s’aprende senza foco,
arde ed incende e non si pò amotrtare,
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Poesie

3

A me adovene com’a lo zitello

A me adovene com’a lo zitello
quando lo foco davanti li pare,
che tanto li risembla chiaro e bello,
che stendive la mano per pigliare;

e lo foco lo ’ncende, e fallo fello,
ché non è gioco lo foco toccare:
poi ch’è passata l’ira, alora e quello
disia inver’ lo foco ritornare.

Ma eo, che traggo l’aigua de lo foco
(e no è null’om che lo potesse fare),
per lacrime ch’eo getto tutto coco,
chiare e salse quant’è acqua di mare.
Candela che s’aprende senza foco,
arde ed incende e non si pò amotrtare,

Tal è la fiamma e *l foco

Tal è la fiamma e ’l foco
là ’nd’eo incendo e coco, — o dolze meo site,
che ismarrire — mi fate lo core e la mente.
Ismarrite mi fate la mente e lo core,
sì che tutta per voi mi distruggo e disfaccio,
così come si sface la rosa e lo fiore
‘quando la sovragiunge fredura né ghiaccio.
Così son presa al laccio
per la stranianza nostra imprumera,
come la fèra — amorosa di tutta la gente.

Tant’è ’]l foco e la fiamma, che ’l meo core abonda,
che non credo che mai si potesse astutare;
e non è nullo membro che no mi si confonda,
e non vegio per arte ove possa campare,
com’ quel che cade al mare,
che non ha sostegno né ritenenza
per la ’ncrescenza — de l’onda, che vede frangente.
Se mi séte sì fèro com’ parete in vista
e noioso secondo la ria dimostranza,
ancidetemi adesso ch’eo vivo più trista
che quand’eo fosse morta: tant’ho grande dottanza!
Se la bona speranza,
ch’eo agio di voi, mi rinfrangesse,
s’eo m’ancidesse, — serestene poi penetente.

Io non v’oso guardare né ’°n viso né ’n ciera,
né mostrarvi sembianti, come fare solia,
ché mi faite una vista mortale e crudera,
com’eo fosse di voi nemica giudia.
Ed esser non dovria
perché’io ci colpasse; ché la casione
de l’ofensione — non fue che montasse niente.

Tutto lo mondo si manten per fiore

Tutto lo mondo si manten per fiore;
se fior non fosse, frutto non seria;
e per lo fiore si mantene amote,
gioie e alegrezze, ch’è gran signoria.

E de la fior son fatto servidore
sì di bon core che più non poria:
in fiore ho messo tutto ’l meo valore;
si fiore mi falisse, ben moria.

Eo son fiorito e vado più fiorendo;
in fiore ho posto tutto il mi’ diporto;
per fiore aggio la vita certamente.

Com’ più fiorisco, più in fior m’intendo;
se fior mi falla, ben seria morto,
vostra mercé, madonna, fior aulente.

acrime. 11. coco: brucio. 13. s’aprende: s’accende, prende fuo-
0. 14. amortare: smotzare.
Inghilfredi da Lucca

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