È duro è duro è duro
È duro è duro è duro
gridai lungo la rampa delle scale.
Dopo la guerra non si drizzava più
da quattro mesi. Invano lo squassavo il lumacone.
Decisi
di buttarmi dall’attico.
Inesistiti mi pareano i tempi che ovunque fossi
come brezza il pensiero di lei
dal nulla lo faceva lievitare
anzi dovevo badarvi con la mano in tasca
per celare il rigonfio nei calzoni.
Non credo eppur pregai.
Sentii dunque all’improvviso
un che tra l’aurora e il coro dei «lombardi»,
un calore solenne,
non so forse c’entrava
la turgida cascata delle Marmore,
gridai
è duro è duro
piangendo
lungo la rampa delle scale.
gridai lungo la rampa delle scale.
Dopo la guerra non si drizzava più
da quattro mesi. Invano lo squassavo il lumacone.
Decisi
di buttarmi dall’attico.
Inesistiti mi pareano i tempi che ovunque fossi
come brezza il pensiero di lei
dal nulla lo faceva lievitare
anzi dovevo badarvi con la mano in tasca
per celare il rigonfio nei calzoni.
Non credo eppur pregai.
Sentii dunque all’improvviso
un che tra l’aurora e il coro dei «lombardi»,
un calore solenne,
non so forse c’entrava
la turgida cascata delle Marmore,
gridai
è duro è duro
piangendo
lungo la rampa delle scale.