Era, Titano,
simile al giorno e alla notte
e alle domande inutili
del nostro destino.
Aveva paura di tutto,
del fuoco, del ferro e delle misure
di avena.
Era, Titano,
un lido asciutto e un mosto
facile da pigiare,
facile da lasciare,
ma soprattutto era una calda vena
di menzogna.
Ti potevi trovare poeta
soltanto tra le sue donne
e io ero ruvida come il suo dire,
dolcissima al mio pensiero,
ruvida di panni e chimere.
Ma il negriero ossuto della vecchia capanna
e la schiavitù di luoghi lontani
mi avevano circondata di acqua
sorda come paura.
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