O poesia, nel lucido verso

O poesia, nel lucido verso
che l’ansietà di primavera esalta
che la vittoria dell’estate assalta
che speranze nell’occhio del cielo divampa
che tripudi sul cuor della terra conflagra,
o poesia, nel livido verso
che sguazza fanghiglia d’autunno
che spezza ghiaccioli d’inverno
che schizza veleno nell’occhio del cielo
che strizza ferite sul cuor della terra,
o poesia nel verso inviolabile
tu stringi le forme che dentro
malvive svanivan nel labile
gesto vigliacco, nell’aria
senza respiro, nel varco
indefinito e deserto
del sogno disperso,
nell’orgia senza piacere
dell’ebbra fantasia;
e mentre ti levi a tacere
sulla cagnara di chi legge e scrive
sulla malizia di chi lucra e svaria
sulla tristezza di chi soffre e accieca,
tu sei cagnara e malizia e tristezza,
ma sei la fanfara
che ritma il cammino,
ma sei la letizia
che incuora il vicino,
ma sei la certezza
del grande destino,
o poesia di sterco e di fiori,
terror della vita, presenza di Dio,
o morta e rinata
cittadina del mondo catenata!
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