Sciorinati giorni dispersi

Sciorinati giorni dispersi,
cenci all’aria insaziabile:
prementi ore senza uscita,
fanghiglia d’acqua sorgiva:
torpor d’àttimi lascivi
fra lo spirito e il senso;
forsennato voler che a libertà
si lancia e ricade,
inseguita locusta tra sterpi;
e superbo disprezzo
e fatica e rimorso e vano intendere:
e rigirìo sul luogo come cane,
per invilire poi, fuggendo il lezzo,
la verità lontano in pigro scorno;
e ritorno, uguale ritorno
dell’indifferente vita,
mentr’echeggia la via
consueti fragori e nelle corti
s’amplian faccende in conosciute voci,
e bello intorno il mondo, par dileggio
all’inarrivabile gloria
al piacer che non so,
e immemore di me epico armèggio
verso conquiste ch’io non griderò.
– Oh per l’umano divenir possente
certezza ineluttabile del vero,
ordisci, ordisci de’ tuoi fili il panno
che saldamente nel tessuto è storia
e nel disegno eternamente è Dio:
ma così, cieco e ignavo,
tra morte e morte vil ritmo fuggente,
anch’io t’avrò fatto; anch’io.
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