Come le pecorelle escon dal chiuso
ad una, a due, a tre, e l’altre stanno
timidette atterrando l’occhio e il muso;
e ciò che fa la prima, e l’altre fanno,
addossandosi a lei, s’ella s’arresta,
semplici e quete, e lo ’mperchè non sanno;
sì vid’io muovere a venir la testa
di quella mandria fortunata allotta,
pudica in faccia e nell’andare onesta.

e

Ed un di loro incominciò: “ Chiunque
tu se’, così andando, volgi il viso!
Pon mente se di là mi vedesti unque.”
To mi volsi vèr lui e guardail fiso:
biondo era e bello e di gentile aspetto,
ma l’un dei cigli un colpo avea diviso.
Quand’io mi fui umilmente disdetto
d’averlo visto mai, ei disse: “ Or vedi! ”
e mostrommi una piaga a sommo il petto.
Poi sorridendo disse: “Io son Manfredi,
nipote di Costanza imperatrice;
ond’io ti priego che quando tu riedi,
vadi a mia bella figlia, genitrice
dell’onor di Sicilia e d’Aragona
e dichi a lei il ver, s’altro si dice.
Poscia cli ebbi rotta la persona
di due punte mortali, io mi rendei,
piangendo a Quei che volentier perdona.
Orribil furon li peccati miei;
ma la bontà infinita ha sì gran braccia,
che prende ciò che si rivolge a lei.
Se il pastor di Cosenza, che alla caccia
di me fu messo per Clemente, allora
avesse in Dio ben letta questa faccia,
l’ossa del corpo mio sarieno ancora
in co’ del ponte, presso a Benevento,
sotto la guardia della grave mora.
Or le bagna la pioggia e move il vento
di fuor dal regno, quasi lungo il Verde,
dov’ei le trasmutò a lume spento.”
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