T’ avea già il mio viso nel suo fitto

T’ avea già il mio viso nel suo fitto;
ed ei s’ergea col petto e con la fronte,
come avesse lo Inferno in gran dispitto:
e l’animose man del duca e pronte
mi pinser tra le sepolture a lui,
dicendo: “ Le parole tue sien conte.”
Tosto ch’al piè della sua tomba fui,
guardommi un poco, e poi, quasi sdegnoso
mi dimandò: “ Chi fur li maggior tui? ”
Io, ch’era d’ubbidir desideroso,
non gliel celai, ma tutto gliel’apersi:
ond’ei levò le ciglia un poco in soso,
poi disse: “ Fieramente furo avversi
a me, e a’ miei primi ed a mia parte,
sì che per due fiate gli dispersi.”
“ S’ei fur cacciati, ei tornar d’ogni parte,”
rispos’ io lui, “ l’una e l’altra fiata;
i vostri non appreser ben quell’arte.”
Allor surse alla vista scoperchiata
un’ombra lungo questa infino al mento:
credo che s’era în ginocchi levata.
D’intorno mi guardò come talento
avesse di veder s’altri era meco;
ma, poi che il sospicar fu tutto spento,
piangendo disse: “ Se per questo cieco
carcere vai per altezza d’ingegno,
mio figlio ov’è? e perchè non è teco?”
Ed io a lui: “ Da me stesso non vegno:
colui, che attende là, per qui mi mena,
forse cui Guido vostro ebbe a disdegno.”
Le sue parole e il modo della pena
m’avevan di costui già detto il nome:
però fu la risposta così piena.
Di subito drizzato gridò: “ Come
dicesti: ‘egli ebbe?’ non viv’ egli ancora?
Non fiere gli occhi suoi lo dolce lome? ”
Quando s’accorse d’alcuna dimora,
ch’io faceva dinanzi alla risposta,
supin ricadde, e più non parve fuora.
Ma quell’altro magnanimo a cui posta
restato m’era, non mutò aspetto
nè mosse collo, nè piegò sua costa.
“ È se,” continuando al primo detto,
“ s’egli han quell’arte,” disse, “ male appresa,
ciò mi tormenta più di questo letto.
Ma non cinquanta volte fia raccesa
la faccia della donna che qui regge,
che tu saprai quanto quell’arte pesa.
E se tu mai nel dolce mondo regge,
dimmi, perchè quel popolo è sì empio
incontro a’ miei in ciascuna sua legge? ”
Ond’io a lui: “ Lo strazio e il grande scempio
che fece l’Arbia colorata in rosso,
tali orazion fa far nel nostro tempio.”
Poi ch’ebbe sospirato e ’l capo scosso,
“A ciò non fui io sol,” disse, “ nè certo
senza cagion con gli altri sarei mosso.
Ma fui io sol colà, dove sofferto
fu per ciascun di torre via Fiorenza,
colui che la difesi a viso aperto.”
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