I miraggi
Non sempre o quasi mai la nostra identità personale coincide
col tempo misurabile dagli strumenti che abbiamo.
La sala è grande, ha fregi e stucchi barocchi
e la vetrata di fondo rivela un biondo parco di Stiria,
con qualche nebbiolina che il sole dissolve.
L’interno è puro Vermeer più piccolo e più vero
del vero ma di uno smalto incorruttibile.
A sinistra una bimba vestita da paggio
tutta trine e ricami fino al ginocchio
sta giocando col suo adorato scimmiotto.
A destra la sorella di lei maggiore, Arabella,
consulta una cartomante color di fumo
che le svela il suo prossimo futuro.
Sta per giungere l’uomo di nobile prosapia,
l’invincibile eroe ch’ella attendeva.
È questione di poco, di minuti, di attimi,
presto si sentirà lo zoccolìo dei suoi cavalli
e poi qualcuno busserà alla porta...
ma
qui il mio occhio si stanca e si distoglie
dal buco della serratura. Ho visto già troppo
e il nastro temporale si ravvolge in se stesso.
Chi ha operato il miracolo è una spugna di birra,
o tale parve, e il suo sodale è l’ultimo
Cavaliere di grazia della Cristianità.
….
ma ora
se mi rileggo penso che solo l’inidentità
regge il mondo, lo crea e lo distrugge
per poi rifarlo sempre più spettrale
e inconoscibile. Resta lo spiraglio
del quasi fotografico pittore ad ammonirci
che se qualcosa fu non c’è distanza
tra il millennio e l’istante, tra chi apparve
e non apparve, tra chi visse e chi
non giunse al fuoco del suo cannocchiale. È poco
e forse è tutto.
col tempo misurabile dagli strumenti che abbiamo.
La sala è grande, ha fregi e stucchi barocchi
e la vetrata di fondo rivela un biondo parco di Stiria,
con qualche nebbiolina che il sole dissolve.
L’interno è puro Vermeer più piccolo e più vero
del vero ma di uno smalto incorruttibile.
A sinistra una bimba vestita da paggio
tutta trine e ricami fino al ginocchio
sta giocando col suo adorato scimmiotto.
A destra la sorella di lei maggiore, Arabella,
consulta una cartomante color di fumo
che le svela il suo prossimo futuro.
Sta per giungere l’uomo di nobile prosapia,
l’invincibile eroe ch’ella attendeva.
È questione di poco, di minuti, di attimi,
presto si sentirà lo zoccolìo dei suoi cavalli
e poi qualcuno busserà alla porta...
ma
qui il mio occhio si stanca e si distoglie
dal buco della serratura. Ho visto già troppo
e il nastro temporale si ravvolge in se stesso.
Chi ha operato il miracolo è una spugna di birra,
o tale parve, e il suo sodale è l’ultimo
Cavaliere di grazia della Cristianità.
….
ma ora
se mi rileggo penso che solo l’inidentità
regge il mondo, lo crea e lo distrugge
per poi rifarlo sempre più spettrale
e inconoscibile. Resta lo spiraglio
del quasi fotografico pittore ad ammonirci
che se qualcosa fu non c’è distanza
tra il millennio e l’istante, tra chi apparve
e non apparve, tra chi visse e chi
non giunse al fuoco del suo cannocchiale. È poco
e forse è tutto.