Dante Alighieri son, Minerva oscura
d’intelligenza e d’arte, nel cui ingegno
l’eleganza materna aggiunse al segno,
che si tien gran miracol di natura.

L’alta mia fantasia pronta e sicura
passò il tartareo e poi ’Î celeste regno
e il nobil mio volume feci degno
di temporale e spirital lettura.
Fiorenza gloriosa ebbi per madre,
anzi matrigna a me pietoso figlio,
colpa di lingue scellerate e ladre.
Ravenna fummi albergo del mio esiglio;
tanto la vostra vista adorna luce!
Nè oro nè argento in voi riluce,
e, mal vestite, parete angiolelle.

“ Noi stiamo in alpe presso ad un boschetto;
povera capannetta è ’Î nostro sito:
col padre e con la madre in picciol letto,
torniam la sera dal prato fiorito,
dove natura ci ha sempre nodrito,
guardando il dì le nostre pecorelle.”

“* Assai si dee doler vostra bellezza,
quando tra monti e valle la mostrate;
chè non è terra di sì grande altezza,
dove non foste degne ed onorate.
Deh, ditemi se voi vi contentate
di star nei boschi così poverelle.”

“ Più si contenta ciascuna di noi
andar dietro alle mandre alla pastura,
che non farebbe qual fosse di voi
d’andare a festa dentro vostre mura.
Ricchezze non cerchiam, nè più ventura,
che balli, canti e fiori e ghirlandelle.”

Ballata, s’io fossi come già fui,
diventerei pastore e montanino;
e prima che io il dicessi altrui,
sarei al loco di costor vicino;
ed or direi, “ Biondella,” ed or “ Mattino,”
seguendo sempre dove andasser elle.
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