Quel rosignuol che sì soave piagne
forse suoi figli o sua cara consorte,
di dolcezza empie il cielo e le campagne,
con tante note sì pietose e scorte;

e tutta notte par che m’accompagne,
e mi rammente la mia dura sorte:
Or conosco io che mia fera ventura
vuol che vivendo e lagrimando impari
come nulla qua giù diletta e dura.
Condividi

Commenti (0)

Accedi per pubblicare un commento.

Ancora nessun commento. Sia il primo a commentare.