Hai lasciato dite . ..
Hai lasciato di te solo il dolore
chiuso nell’ossa dei giorni cui manchi
così improvvisa—il velo di sudore
che soffoca le piazze, ove già stanchi
allentasti i tuoi passi al disamore
eterno. E ai nostri ponti, e agli atrii, e ai bianchi
archi travolti in un cielo incolore
più dell’ultimo viso, i cari fianchi
spezzati tanto giovani al ricordo
nessuno sosterrà: come la cera
se la mano la stringe—come il sordo
suono del sangue, se cade la sera
che non s’appoggia più al trafitto accordo
della tua spalla crollata leggera.
Basterà un soffio d’erba, un agitato
moto dell’aria serale, e il tuo nome
più non resisterà, già dissipato
col sospiro del giorno. Sarà come
quando, per giuoco, cedevi l’amato
calore della mano al marmo—come
quando il tuo sangue leggero, alitato
appena dal tuo labbro, sulle chiome
dei pioppi s’esauriva in un rossore
vago di brezza: e io sentivo la pena
di quel lungo tuo eccedere in amore
disilluso e lontano, tu la pena
di non essere sola nel nitore
d’un presagio d’addio—tu già serena.
chiuso nell’ossa dei giorni cui manchi
così improvvisa—il velo di sudore
che soffoca le piazze, ove già stanchi
allentasti i tuoi passi al disamore
eterno. E ai nostri ponti, e agli atrii, e ai bianchi
archi travolti in un cielo incolore
più dell’ultimo viso, i cari fianchi
spezzati tanto giovani al ricordo
nessuno sosterrà: come la cera
se la mano la stringe—come il sordo
suono del sangue, se cade la sera
che non s’appoggia più al trafitto accordo
della tua spalla crollata leggera.
Basterà un soffio d’erba, un agitato
moto dell’aria serale, e il tuo nome
più non resisterà, già dissipato
col sospiro del giorno. Sarà come
quando, per giuoco, cedevi l’amato
calore della mano al marmo—come
quando il tuo sangue leggero, alitato
appena dal tuo labbro, sulle chiome
dei pioppi s’esauriva in un rossore
vago di brezza: e io sentivo la pena
di quel lungo tuo eccedere in amore
disilluso e lontano, tu la pena
di non essere sola nel nitore
d’un presagio d’addio—tu già serena.