“Milanesi, fratelli popo! mio!
“Milanesi, fratelli popo! mio!
Vi sovvien,” dice Alberto di Giussano,
““calen di marzo? I consoli sparuti
cavalcarono a Lodi, e con le spade
nude in man gli giuràr l’obedienza.
Cavalcammo trecento al quarto giorno,
ed ai piedi, baciando, gli ponemmo
i nostri belli trentasei stendardi.
Mastro Guitelmo gli offerì le chiavi
di Milano affamata. E non fu nulla.”
Vi sovvien,” dice Alberto di Giussano,
““calen di marzo? I consoli sparuti
cavalcarono a Lodi, e con le spade
nude in man gli giuràr l’obedienza.
Cavalcammo trecento al quarto giorno,
ed ai piedi, baciando, gli ponemmo
i nostri belli trentasei stendardi.
Mastro Guitelmo gli offerì le chiavi
di Milano affamata. E non fu nulla.”