Cecco Angiolieri

Cecco Angiolieri

1260–1312 · visse 52 anni IT IT

n. 1260, Siena · m. 1312, Siena

Anima mia, cuor del mi’ corp’, amore

Anima mia, cuor del mi’ corp’, amore,
alquanto di merzé e pietà ti prenda
di me, che vivo ’n cotanto dolore,
che ’n ora ’n ora par che ’l cuor mi fenda

per la gran pena ch’ i’ ho del tremore
ched i’ non t’abbi anzi che porti benda;
sed i’ ne muoio, non ti sarà onore:
se vorra’ puo’, non potrà’ far l’ammenda.

Avvegna ch’ i’ non sia degno trovare
bi)
in te merzé, pietà né cortesia,
niente men lassarò di pregare:

però ch’Amor comand’e vòl che sia
licita cosa di potere amare
in quella donna, che ’l su’ cor disia,
Leggi la poesia completa

Poesie

17

Oncia di carne libra di malizia

— Oncia di carne libra di malizia,
perché dimostri quel che ’n cor non hai?
— Se’ tu si pazzo, ch’aspetti divizia
di quel che caramente comparrai?
— Per tuo parole °l me’ cor non affizia;
com’ peggio dici, più speme mi dài!
— Credi che uom aggia mai la primizia?
Giùroti ’n fede mia che non avrai.

— Or vegg’ i’ ben che tu caschi d’amore:
per che non muove ciò che tu ha’ detto,
se non da cuor, ch’è forte ‘nnamorato.

— Or vuo’ pur esser con cotest’errore?
Or vi sta sempre, che sie benedetto,
ch’ è’ ti ’mprometto — che ’l buon di m’ ha’ dato.

P’ sono innamorato, ma non tanto

Î’ sono innamorato, ma non tanto
che non men passi ben leggeramente;
di ciò mi lodo e tègnomi valente,
cha l’Amor non so dato tutto quanto.

E’ basta ben se per lui gioco e canto
e amo e serveria chi gli è servente:
ogni soperchio val quanto niente,
e ciò non regna en me, ben mi dò vanto.
Però non pensi donna che sia nata,
che l’ami ligio com’ è veggio molti,
sia quanto voglia bella e delicata,
ché troppo amare fa gli òmini stolti;
però non vo’ tener cotal usata,
che cangia ’l cor e divisa gli volti.

Qual uomo vuol purgar le sue peccata

Qual uomo vuol purgar le sue peccata,
sed e’ n’avesse quanti n’ebbe Giuda,
faccia pur sì, ched egli abbia una druda,
la qual sia d’un altr’uomo ’nnamorata.
Se non gli secca ’l cuor e la curata,
mostrandosi di lui cotanto cruda,
ch’e’ mi sia dato d’una spada gnuda,
che pur allotta allotta sia arrotata.
Potrebbono già dir: – Tu come ’l sai? –
I’ li rispondarei che l’ho provato,
ché per la mia sciagura una n’amai
la qual ha il cor d’un altro sì piagato,
che mi facea trar più rata e più guai,
che non fa l’uom quand’è verrucolato.

Qualunque giorno non veggio l mi’ amore

Qualunque giorno non veggio ’l mi’ amore,
la notte come serpe mi travollo
e sì mi giro, che paio un bigollo,
tanta è la pena che sente ’I meo core.

Parmi la notte ben cento mili’ore,
dicendo: — Dio, sarà ma’ di, vedrollo? —
e tanto piango che tutto m’immollo,
ch’alcuna cosa m’alleggia ’l dolore.

Ed i’ ne son da lei così cangiato,
che ’n una ched e’ giungo ’n sua contrada,
sì mi fa dir ch’î’ vi son troppo stato

e ched è voli, si tosto men vada,
però ch’ell’ha ’l su’ amor a tal donato,
che per un mille più di me li aggrada.

Quanto un granel di panico è minore

Quanto un grane] di panico è minore
del maggior monte che abbia veduto;
e quanto è ’l bon fiorin de l’or migliore
di qualunca denaro più minuto;

e quanto m’è più pessimo el dolore
ad averlo, e l’ho, ch’a averlo perduto:
cotant’è maggio la pena d’amore,
ched io non averei mai creduto.

Ed or la credo, però ch’io la provo
en tal guisa che, per l’anima mia,
di questo amor vorria ancor esser novo.

Ed ho en disamar quella bailfa
c’ha ’l pulcinello ch’è dentro da l’ovo,
d’uscir ’nnanzi ched el su’ tempo sia.

S’ è fosse foco, ardere’ il mondo

S’ i’ fosse foco, ardere’ il mondo;
’ È’ fosse vento, lo tempestarei;
es e o
’ fosse acqua, i’ l’annegherei;
un
Li
fosse Dio, mandereil’en profondo;
pe
ss
bi

s’ i’ fosse papa, serei allor giocondo,
ché tutti cristiani embrigarei;
s’ i’ fosse ’mperator, sa’ che farei?
a tutti mozzarei lo capo a tondo.

S’ ì fosse morte, andarei da mio padre;
s’ i’ fosse vita, fuggirei da lui:
similemente faria da mi’ madre.

S’ i? fosse Cecco, com’ i’ sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
i
le vecchie e laide lasserei altrui.

Tre cose solamente mi so’ in grado

‘Tre cose solamente mi so’ in grado,
le quali posso non ben ben fornire,
ciò è la donna, la taverna e ’l dado;
queste mi fanno ’l cuor lieto sentire.

Libri

1

Commenti (0)

Condividi
Accedi per pubblicare un commento.

Ancora nessun commento. Sia il primo a commentare.