Contessa Lara

Contessa Lara

1849–1896 · visse 47 anni IT IT

n. 1849-10-26, Florença · m. 1896-11-30, Roma

Amor campagnuolo

Son due robusti contadini: lei
co ’l viso di lentiggini macchiato;
le treccie rosse; a ’l collo cinque o sei
fila di perle e il grembio di bordato.

Lui, bruno, muscoloso, con di bei
denti bianchi; co ’l torso alto e quadrato;
sembra tuttor ne gli abiti plebei
sentir la sua divisa di soldato.

Presto son sposi. E poi che nulla sanno
de la legge che unisce e che divide,
fino a la morte insiem vegeteranno.

Intanto seggon lì fermi de l’ore.
Lui fuma e sputa, lei lo guarda e ride;
e chiaman star così: fare a l’amore.
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Poesie

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Amor campagnuolo

Son due robusti contadini: lei
co ’l viso di lentiggini macchiato;
le treccie rosse; a ’l collo cinque o sei
fila di perle e il grembio di bordato.

Lui, bruno, muscoloso, con di bei
denti bianchi; co ’l torso alto e quadrato;
sembra tuttor ne gli abiti plebei
sentir la sua divisa di soldato.

Presto son sposi. E poi che nulla sanno
de la legge che unisce e che divide,
fino a la morte insiem vegeteranno.

Intanto seggon lì fermi de l’ore.
Lui fuma e sputa, lei lo guarda e ride;
e chiaman star così: fare a l’amore.

Aspettando

Mi susurrò: «Domani?» Ed io: «Domani
m’avrai ne le tue braccia a l’istessa ora;
fra i tuoi capelli passerò le mani,
tu, sognando, dirai che m’ami ancora».

Ecco, son qui. Lo attendo. A i più lontani
passi, a ogni lieve suon che vien da fuora
tendo l’orecchio, e in desidèri arcani
frugo con gli occhi la gentil dimora.

È un vago nido. Le finestre aperte
di primavera invitano a l’incanto:
scherza il sole tra i fiori e su ’l velluto.

Io, l’armi antiche e i quadri, onde coperte
son le mura, contemplo; e penso intanto
qual tesoro di baci ho già perduto.

Mezzanotte

Quando a notte alta si velano
le pie stelle, e il suon dell’ore
da San Carlo al Corso in dodici
balzi arriva nel mio cuore,

e la luna solitaria
per il ciel chiaro s’effonde,
e gli alati sogni calano lievi,
a frotte vagabonde,
su ’l terrazzo io muovo tacita,
e tra’ fior del parapetto
l’ombra mia s’accampa immobile
sopra il muro di rimpetto.

Ma un’altra ombra a un punto sorgere
ecco dietro: su le chiome
sento un bacio e un respir tiepido
che si esala nel mio nome.

Non mi volgo io, ma con languido
atto il capo indietro piego,
e d’un braccio quel suo pallido
viso al mio stringo e rilego.

Le nostre ombre si confondono
mentre avvinti si rimane:
e d’intorno alto singhiozzano
invisibili fontane.

Volan l’ore… Chi mai numera
i miei baci e i baci suoi?
Par che Dio non lasci vivere
nella notte altri che noi.

Scapataggini

Io non ti chiederò, mio trascurato,
dove consumi il tempo ed a che pensi,
se una dama gentil d’alto casato,
idol di brevi giorni, adori e incensi;

o se in un’orgia, d’una Frine a lato,
de’ cibi tra i vapor tiepidi e densi,
le tue labbra ridenti hai profanato,
di strane voluttà briaco i sensi.

A me basta saper che ovunque sei,
o che affondi ne ‘l fango o sogni il cielo,
il ricordo è con te de’ baci miei.

Che a quel ricordo ti si stringe il core,
ti si distende sovra gli occhi un velo;
per ch’io sono il tuo vero, unico amore.

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