Filippo Tommaso Marinetti

Filippo Tommaso Marinetti

1876–1944 · visse 67 anni IT IT

n. 1876-12-22, Reino da Itália · m. 1944-12-02, Bellagio

All’automobile da corsa

Veemente dio d’una razza d’acciaio,
Automobile ebbrrra di spazio,
che scalpiti e frrremi d’angoscia
rodendo il morso con striduli denti...
Formidabile mostro giapponese,
dagli occhi di fucina,
nutrito di fiamma
e d’olî minerali,
avido d’orizzonti e di prede siderali...
io scateno il tuo cuore che tonfa diabolicamente,
scateno i tuoi giganteschi pneumatici,
per la danza che tu sai danzare
via per le bianche strade di tutto il mondo!...

Allento finalmente
le tue metalliche redini,
e tu con voluttà ti slanci
nell’Infinito liberatore!
All’abbaiare della tua grande voce
ecco il sol che tramonta inseguirti veloce
accelerando il suo sanguinolento
palpito, all’orizzonte...
Guarda, come galoppa, in fondo ai boschi, laggiù!...
Che importa, mio démone bello?
Io sono in tua balìa!... Prrrendimi!... Prrrendimi!...
Sulla terra assordata, benché tutta vibri
d’echi loquaci;
sotto il cielo accecato, benché folto di stelle,
io vado esasperando la mia febbre
ed il mio desiderio,
scudisciandoli a gran colpi di spada.
E a quando a quando alzo il capo
per sentirmi sul collo
in soffice stretta le braccia
folli del vento, vellutate e freschissime...
Sono tue quelle braccia ammalianti e lontane
che mi attirano, e il vento
non è che il tuo alito d’abisso,
o Infinito senza fondo che con gioia m’assorbi!...

Ah! ah! vedo a un tratto mulini
neri, dinoccolati,
che sembran correr su l’ali
di tela vertebrata
come su gambe prolisse...

Ora le montagne già stanno per gettare
sulla mia fuga mantelli di sonnolenta frescura,
là, a quella svolta bieca.
Montagne! Mammut, in mostruosa mandra,
che pesanti trottate, inarcando
le vostre immense groppe,
eccovi superate, eccovi avvolte
dalla grigia matassa delle nebbie!...
E odo il vago echeggiante rumore
che sulle strade stampano
i favolosi stivali da sette leghe
dei vostri piedi colossali...
O montagne dai freschi mantelli turchini!...
O bei fiumi che respirate
beatamente al chiaro di luna!

«Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride».
O tenebrose pianure!... Io vi sorpasso a galoppo
su questo mio mostro impazzito!...
Stelle! mie stelle! l’udite
il precipitar dei suoi passi?...
Udite voi la sua voce, cui la collera spacca...
la sua voce scoppiante, che abbaia, che abbaia...
e il tuonar de’ suoi ferrei polmoni
crrrrollanti a prrrrecipizio
interrrrrminabilmente?...
Accetto la sfida, o mie stelle!...
Più presto!... Ancora più presto!...
E senza posa, né riposo!...
Molla i freni! Non puoi?
Schiàntali, dunque,
che il polso del motore centuplichi i tuoi slanci!

Urrrrà! Non più contatti con questa terra immonda!
Io me ne stacco alfine, ed agilmente volo
sull’inebriante fiume degli astri
che si gonfia in piena nel gran letto celeste!
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Poesie

3

All’automobile da corsa

Veemente dio d’una razza d’acciaio,
Automobile ebbrrra di spazio,
che scalpiti e frrremi d’angoscia
rodendo il morso con striduli denti...
Formidabile mostro giapponese,
dagli occhi di fucina,
nutrito di fiamma
e d’olî minerali,
avido d’orizzonti e di prede siderali...
io scateno il tuo cuore che tonfa diabolicamente,
scateno i tuoi giganteschi pneumatici,
per la danza che tu sai danzare
via per le bianche strade di tutto il mondo!...

Allento finalmente
le tue metalliche redini,
e tu con voluttà ti slanci
nell’Infinito liberatore!
All’abbaiare della tua grande voce
ecco il sol che tramonta inseguirti veloce
accelerando il suo sanguinolento
palpito, all’orizzonte...
Guarda, come galoppa, in fondo ai boschi, laggiù!...
Che importa, mio démone bello?
Io sono in tua balìa!... Prrrendimi!... Prrrendimi!...
Sulla terra assordata, benché tutta vibri
d’echi loquaci;
sotto il cielo accecato, benché folto di stelle,
io vado esasperando la mia febbre
ed il mio desiderio,
scudisciandoli a gran colpi di spada.
E a quando a quando alzo il capo
per sentirmi sul collo
in soffice stretta le braccia
folli del vento, vellutate e freschissime...
Sono tue quelle braccia ammalianti e lontane
che mi attirano, e il vento
non è che il tuo alito d’abisso,
o Infinito senza fondo che con gioia m’assorbi!...

Ah! ah! vedo a un tratto mulini
neri, dinoccolati,
che sembran correr su l’ali
di tela vertebrata
come su gambe prolisse...

Ora le montagne già stanno per gettare
sulla mia fuga mantelli di sonnolenta frescura,
là, a quella svolta bieca.
Montagne! Mammut, in mostruosa mandra,
che pesanti trottate, inarcando
le vostre immense groppe,
eccovi superate, eccovi avvolte
dalla grigia matassa delle nebbie!...
E odo il vago echeggiante rumore
che sulle strade stampano
i favolosi stivali da sette leghe
dei vostri piedi colossali...
O montagne dai freschi mantelli turchini!...
O bei fiumi che respirate
beatamente al chiaro di luna!

«Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride».
O tenebrose pianure!... Io vi sorpasso a galoppo
su questo mio mostro impazzito!...
Stelle! mie stelle! l’udite
il precipitar dei suoi passi?...
Udite voi la sua voce, cui la collera spacca...
la sua voce scoppiante, che abbaia, che abbaia...
e il tuonar de’ suoi ferrei polmoni
crrrrollanti a prrrrecipizio
interrrrrminabilmente?...
Accetto la sfida, o mie stelle!...
Più presto!... Ancora più presto!...
E senza posa, né riposo!...
Molla i freni! Non puoi?
Schiàntali, dunque,
che il polso del motore centuplichi i tuoi slanci!

Urrrrà! Non più contatti con questa terra immonda!
Io me ne stacco alfine, ed agilmente volo
sull’inebriante fiume degli astri
che si gonfia in piena nel gran letto celeste!

La signora coricolata fra i comunicati di guerra

(parole in libertà)

La bella di setacarne bianca in nero è coricolata
fra i sospiri lamenti sussurri delle tenebre frettolose
nel salotto paaal paal
veeeee paaaaaaaaaaal.
vi u u u u u ur r r r r r rr

Voce d’uomo:
nostri velivoli bombardarono la stazione di Dorim-
berga… e le retrovie nemiche sul Carso
Firmato: Cadorna
paaaalmaaaar
paaaaaaaal
noaaaaar
oooom
ooombraaaaa
pressione di luce bianca quadrata contro la spalla
sinistra del visitatore e negli occhi d’un artigliere
sul Carso

pressione d’OMBRA

violamara da destra a sinistra
(indulgente elastico cerimonioso)
contro il visitatoreeeeeeeee
Spiaggia della bella ammalata negrovestita
colata sulla sediasdraio
Biancoperla umido del suo viso emerso
CuuuUuurve degli sguardi nerissimi
nel fuggente sorriso che tira le reti-raggi riflettore
militare
flusso e riflusso d’omaggi e d’ombra inesperta
e di cadaveri nell’Isonzo
uauauauauariiiiiii
uauauauaraaaaaaAA
mararoooooooooò
marariraaaaaaaaaaAAAR
Docilità affettuosa della seta nera che l’inonda
e che dovrebbe abbandonarla nuda bianchissima fra
le pellicce dei generali russi sulla Beresina più
intima
Un vvento vvivo dai TONDI muscoli
oliatissimi la tiene virilmente rovesciata guai
a chi alza la testa in trincea! vruit vruit fr fr FALCIATO
Si rialza però PERO’ PERA Perire
Pericoooolare di gomma come un arbusto di Sumatra
quando il vento sogna distratto contando e
ricontando tutti TUTTI i granelli di polvere sulle cornici

LA BELLA

è ora coricata immobile ma s’avventa in realtà
gira spiralica penetra orizontale con i piedi acutiiiiissimi
nel ventre petto bocca del visitatore perpendicolare
(mobile ma fermo in realtà)
Il Vento si taglia a pezzi in 2 4 20
500 300.000 liane liste di cartavelina brusiiiiiiii
notturni Chi-va-là Chi-va-là Pam-pam-pam
La miavostratutti amica si rialza e il suo
viso si svuota di biancardore e di mollorgasmo

Sì, sì, così, l’aurora sul mare

(parole in libertà)!

3 ombre corrosive contro
l’ALBA
i venti via via lavorando impastando il mare così muscoli
e sangue per l’Aurora

EST luce gialla sghimbescia

Poi
un verde diaccio
slittante

Poi
NORD un rosso strafottente
rumore duro vitreo

Poi un grigio stupefatto

Le nuvole rosee sono delizie lontane
fanfare di carminio scoppi di scarlatto
fievole no grigio tamtam di azzurro

No
sì
No
sì
sì
sì
sÌ
sì

SI
giallo reboante
Meraviglia dei grigi
Tutte le perle dicono SI

Ragionamenti persuasivi verdazzurri delle rade
adescanti
Lastroni lisci violacei del mare tremano di
entusiasmo
Un raggio Rimbalza di roccia in roccia
La meraviglia si mette a ridere nelle vene del
mare
Rischio di una nuvola blu a perpendicolo sul
mio capo
Tutti i prismatismi aguzzi delle onde impaz-
ziscono
Calamitazioni di rossi
no
no

SI
sì
sì
altalena soffice
dei chiaroscuri
Puramente
penombra insoddisfatta
Una vela accesa
scollina all’orizzonte che trema

risucchio di tre ombre in quella rada mangiata dal
Sole - bocca denti sanguigni bave lunghe d’oro che beve
il mare e addenta rocce

sì
semplicemente

sì
elasticamente

pacatamente
Così

ancora
ANCORA
ANCORA

Libri

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