Guido Cavalcanti

Guido Cavalcanti

1255–1300 · visse 45 anni IT IT

n. 1255, Florença · m. 1300-08-29, Florença

Fresca rosa novella

Fresca rosa novella
piacente Primavera,
per prati e per riviera
gaiamente cantando,
vostro fin pregio mando — a la verdura.

Lo vostro pregio fino
in gio’ si rinnovelli,
da grandi e da zitelli
per ciascuno cammino;
e cantinne gli augelli
ciascuno in suo latino
da sera e da mattino
su li verdi arbuscelli.
Tutto lo mondo canti,
poi che lo tempo viene,
sì come si conviene,
vostr’altezza pregiata,
chè siete angelicata — creatura.

Angelica sembianza
in voi, Donna, riposa:
Dio, quanto avventurosa
fu la mia disianza!
Vostra cera gioiosa,
poi che passa et avanza
natura e costumanza
ben è mirabil cosa!
Fra lor le donne dea
vi chiaman, come siete;
tanto adorna parete,
ch’io non saccio contare;
e chi poria pensare — oltre natura?
Oltre natura umana
vostra fina piacenza
fece Dio per essenza,
che voi foste sovrana.
Per che vostra parvenza
ver me non sia lontana;
o non mi sia villana
la dolce Providenza!
E se vi pare oltraggio
cl’ad amarvi sia dato,
non sia da voi blasmato,
che solo Amor mi sforza,
contro cui non val forza — nè misura.
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Poesie

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Fresca rosa novella

Fresca rosa novella
piacente Primavera,
per prati e per riviera
gaiamente cantando,
vostro fin pregio mando — a la verdura.

Lo vostro pregio fino
in gio’ si rinnovelli,
da grandi e da zitelli
per ciascuno cammino;
e cantinne gli augelli
ciascuno in suo latino
da sera e da mattino
su li verdi arbuscelli.
Tutto lo mondo canti,
poi che lo tempo viene,
sì come si conviene,
vostr’altezza pregiata,
chè siete angelicata — creatura.

Angelica sembianza
in voi, Donna, riposa:
Dio, quanto avventurosa
fu la mia disianza!
Vostra cera gioiosa,
poi che passa et avanza
natura e costumanza
ben è mirabil cosa!
Fra lor le donne dea
vi chiaman, come siete;
tanto adorna parete,
ch’io non saccio contare;
e chi poria pensare — oltre natura?
Oltre natura umana
vostra fina piacenza
fece Dio per essenza,
che voi foste sovrana.
Per che vostra parvenza
ver me non sia lontana;
o non mi sia villana
la dolce Providenza!
E se vi pare oltraggio
cl’ad amarvi sia dato,
non sia da voi blasmato,
che solo Amor mi sforza,
contro cui non val forza — nè misura.

In un boschetto

In un boschetto trova’ pasturella
più che la stella – bella, al mi’ parere.

Cavelli avea biondetti e ricciutelli,
e gli occhi pien’ d’amor, cera rosata;
con sua verghetta pasturav’ agnelli;
[di]scalza, di rugiada era bagnata;
cantava come fosse ’namorata:
er’ adornata – di tutto piacere.

D’amor la saluta’ imantenente
e domandai s’avesse compagnia;
ed ella mi rispose dolzemente
che sola sola per lo bosco gia,
e disse: «Sacci, quando l’augel pia,
allor disïa – ’l me’ cor drudo avere».

Po’ che mi disse di sua condizione
e per lo bosco augelli audìo cantare,
fra me stesso diss’ i’: «Or è stagione
di questa pasturella gio’ pigliare».
Merzé le chiesi sol che di basciare
ed abracciar, – se le fosse ’n volere.

Per man mi prese, d’amorosa voglia,
e disse che donato m’avea ‘l core;
menòmmi sott’una freschetta foglia,
là dov’ i’ vidi fior’ d’ogni colore;
e tanto vi sentìo gioia e dolzore,
che ‘l die d’amore – mi parea vedere.

La stremità mi richèr per figliuolo

La stremità mi richèr per figliuolo
ed io l’appello ben per madre mia;
e ingenerato fui dal fitto duolo
e la mia balia fu malinconia;

e le mie fasce si fur d’un lenzuolo
che volgarmente ha nome ricadia;
da la cima del capo in fino al suolo
cosa non regna in me che bona sia.

Poi, quando io fui cresciuto, mi fu dato
per mia ristorazion moglie che garre
da anzi dì ’nfino al cielo stellato,

e il suo garrir paion mille chitarre:
a cui la moglie muor, ben è lavato,
se la ripiglia, più che non è il fatre.

Perché’io non spero di tornar giammai

Perché’io non spero di tornar giammai,
ballatetta, in "Toscana,
va tu, leggera e piana,
dritta a la donna mia,
che per sua cortesia
ti farà molto onore.

Tu potterai novelle di sospiri,
piene di doglia e di molta paura;
ma guarda che persona non ti miri
che sia nemica di gentil natura,
chè certo per la mia disavventura
tu saresti contesa,
tanto da lei ripresa,
che mi sarebbe angoscia,
dopo la morte poscia
pianto e novel dolore.
Tu senti, ballatetta, che la morte
mi stringe sì che vita m’abbandona,
e senti come il cor si sbatte forte
per quel che ciascun spirito ragiona.
Tanto è distrutta già la mia persona
cl’io non posso soffrire:
se tu mi vuoi servire
mena l’anima teco,
molto di ciò ti preco,
quando uscirà del core.

Deh! ballatetta, alla tua amistate
quest’anima che trema accomando:
menala teco nella sua pietate
a quella bella donna a cui ti mando.
Deh! ballatetta, dille sospirando,
quando le sei presente:
questa vostra servente
viene per star con vui
pattita da colui
che fu servo d’amore.

Tu, voce sbigottita e deboletta,
ch’esci piangendo de lo cor dolente,
coll’anima e con questa ballatetta
va ragionando della strutta mente.
Voi troverete una Donna piacente,
di sì dolce intelletto
che vi sarà diletto
davanti starle ognora.
Anima, e tu l’adora
sempre nel suo valore.

Sonetti

S°ro fossi foco, arderei il mondo;
s’io fossi vento, lo tempesterei;
sio fossi acqua, io l’annegherei;
s’io fossi Dio, ’l manderei in profondo.

S’io fossi papa, allor sarei giocondo
che tutti i cristiani imbrigherei;
s’io fossi imperador, sai che farei?
A tutti mozzerei lo capo a tondo.

S’io fossi morte, anderei da mio padre;
s’io fossi vita, fuggirei da lui:
ro
similemente faria da mia madre.

S’io fossi Cecco, come io sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
e vecchie e laide lascerei altrui.

Libri

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