De le grevi doglie e pene
De le grevi doglie e pene
ch’io pato per voi, avenente,
la speranza mi mantene
e fami esser soferente;
per penare spero posa,
com pigliar lo prun pungente
per cogliere poi la tosa.
Di tutte pene m’apago
sperando merzé trovare,
e già d’amor non ismago
per troppo vostro orgogliare.
Ch’eo veo mante fiate
l’aira turbata tornare
tostamente in claritate.
‘Trami vostra gran bellezza
ad amarvi oltre misura;
vostro orgoglio né durezza
già d’amar non mi spaura,
ch’eo starò soferidore,
ché più dà e divien, se dura,
chi combatte vincitore.
Vedut’ò per constatare
el vento, perché’à potenza,
prender l’arbore e fiaccare
e cader sanza difenza;
la vetrice, che s’inchina,
mostra all’uom che soferenza
è d’orgoglio medicina.
Donna, chero pietate,
ch’io languisco ogne stagione;
sono in vostra potestate
d’aver morte e guerigione.
Non fate come truanno,
ch’al servo truova cagione
per ucciderlo ad inganno.
Non imi fate stare in foco
s’Amor m’à di voi sorpreso,
ché sapete che val poco
chi offende all’om ch’è preso;
fate come rege bono
ch’al suo servo, s’à offeso,
sforzasi di dar perdono.
soferidore: paziente: 20. dà: s’impegna; dura:
resiste.
22. pe
constatare: per averlo constatato. 24. prender:
investire.
(l’albero) cadere senza (possibilità) di difesa.
26. la vetrice: I
salice.
30. ogne stagione: continuamente, 33.
padron
truanno:
malvagio. 39. preso: prigioniero. 41, s’à offeso: se questi (il se
vo) lo abbia offeso.
ch’io pato per voi, avenente,
la speranza mi mantene
e fami esser soferente;
per penare spero posa,
com pigliar lo prun pungente
per cogliere poi la tosa.
Di tutte pene m’apago
sperando merzé trovare,
e già d’amor non ismago
per troppo vostro orgogliare.
Ch’eo veo mante fiate
l’aira turbata tornare
tostamente in claritate.
‘Trami vostra gran bellezza
ad amarvi oltre misura;
vostro orgoglio né durezza
già d’amar non mi spaura,
ch’eo starò soferidore,
ché più dà e divien, se dura,
chi combatte vincitore.
Vedut’ò per constatare
el vento, perché’à potenza,
prender l’arbore e fiaccare
e cader sanza difenza;
la vetrice, che s’inchina,
mostra all’uom che soferenza
è d’orgoglio medicina.
Donna, chero pietate,
ch’io languisco ogne stagione;
sono in vostra potestate
d’aver morte e guerigione.
Non fate come truanno,
ch’al servo truova cagione
per ucciderlo ad inganno.
Non imi fate stare in foco
s’Amor m’à di voi sorpreso,
ché sapete che val poco
chi offende all’om ch’è preso;
fate come rege bono
ch’al suo servo, s’à offeso,
sforzasi di dar perdono.
soferidore: paziente: 20. dà: s’impegna; dura:
resiste.
22. pe
constatare: per averlo constatato. 24. prender:
investire.
(l’albero) cadere senza (possibilità) di difesa.
26. la vetrice: I
salice.
30. ogne stagione: continuamente, 33.
padron
truanno:
malvagio. 39. preso: prigioniero. 41, s’à offeso: se questi (il se
vo) lo abbia offeso.