Maestro Francesco

Maestro Francesco

De le grevi doglie e pene

De le grevi doglie e pene
ch’io pato per voi, avenente,
la speranza mi mantene
e fami esser soferente;
per penare spero posa,
com pigliar lo prun pungente
per cogliere poi la tosa.

Di tutte pene m’apago
sperando merzé trovare,
e già d’amor non ismago
per troppo vostro orgogliare.
Ch’eo veo mante fiate
l’aira turbata tornare
tostamente in claritate.
‘Trami vostra gran bellezza
ad amarvi oltre misura;
vostro orgoglio né durezza
già d’amar non mi spaura,
ch’eo starò soferidore,
ché più dà e divien, se dura,
chi combatte vincitore.

Vedut’ò per constatare
el vento, perché’à potenza,
prender l’arbore e fiaccare
e cader sanza difenza;
la vetrice, che s’inchina,
mostra all’uom che soferenza
è d’orgoglio medicina.

Donna, chero pietate,
ch’io languisco ogne stagione;
sono in vostra potestate
d’aver morte e guerigione.
Non fate come truanno,
ch’al servo truova cagione
per ucciderlo ad inganno.

Non imi fate stare in foco
s’Amor m’à di voi sorpreso,
ché sapete che val poco
chi offende all’om ch’è preso;
fate come rege bono
ch’al suo servo, s’à offeso,
sforzasi di dar perdono.

soferidore: paziente: 20. dà: s’impegna; dura:
resiste.
22. pe
constatare: per averlo constatato. 24. prender:
investire.
(l’albero) cadere senza (possibilità) di difesa.
26. la vetrice: I
salice.
30. ogne stagione: continuamente, 33.
padron
truanno:
malvagio. 39. preso: prigioniero. 41, s’à offeso: se questi (il se
vo) lo abbia offeso.
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Poesie

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De le grevi doglie e pene

De le grevi doglie e pene
ch’io pato per voi, avenente,
la speranza mi mantene
e fami esser soferente;
per penare spero posa,
com pigliar lo prun pungente
per cogliere poi la tosa.

Di tutte pene m’apago
sperando merzé trovare,
e già d’amor non ismago
per troppo vostro orgogliare.
Ch’eo veo mante fiate
l’aira turbata tornare
tostamente in claritate.
‘Trami vostra gran bellezza
ad amarvi oltre misura;
vostro orgoglio né durezza
già d’amar non mi spaura,
ch’eo starò soferidore,
ché più dà e divien, se dura,
chi combatte vincitore.

Vedut’ò per constatare
el vento, perché’à potenza,
prender l’arbore e fiaccare
e cader sanza difenza;
la vetrice, che s’inchina,
mostra all’uom che soferenza
è d’orgoglio medicina.

Donna, chero pietate,
ch’io languisco ogne stagione;
sono in vostra potestate
d’aver morte e guerigione.
Non fate come truanno,
ch’al servo truova cagione
per ucciderlo ad inganno.

Non imi fate stare in foco
s’Amor m’à di voi sorpreso,
ché sapete che val poco
chi offende all’om ch’è preso;
fate come rege bono
ch’al suo servo, s’à offeso,
sforzasi di dar perdono.

soferidore: paziente: 20. dà: s’impegna; dura:
resiste.
22. pe
constatare: per averlo constatato. 24. prender:
investire.
(l’albero) cadere senza (possibilità) di difesa.
26. la vetrice: I
salice.
30. ogne stagione: continuamente, 33.
padron
truanno:
malvagio. 39. preso: prigioniero. 41, s’à offeso: se questi (il se
vo) lo abbia offeso.

Dolze mia donna, lo vostro partimento

Dolze mia donna, lo vostro partimento
m’ha tolto gioco ed in pensier m’ha miso,
per zo che tutto il mio dilettamento
è di veder lo vostro adorno viso

e lo piagente vostro avenimento
e l’amorosa ciera e ’l dolze riso;
e, dipartendo, sto ’n pene e ’n tormento,
trovandomi da voi, bella, diviso.

Ché quando eo parto da voi, amorosa,
dogliosa morte parmi soferire,
ché ’l corpo parte e l’arma sta con vui,

e lo morire non è altra cosa
che l’anima dal corpo dipartire,
ché vita già non è sanz’ambo dui.

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