Poesie di questo tema
Fiori e giardini
Agnolo Poliziano
La rosa
Trema la mammoletta verginella,
con occhi bassi, onesta e vergognosa.
Ma vie più lieta, più ridente e bella,
ardisce aprire il seno al sol la rosa:
questa di verdi gemme s’incappella;
quella si mostra allo sportel vezzosa,
l’altra che ’n dolce foco ardea pur ora,
languida cade, e ’l bel pratello infiora.
con occhi bassi, onesta e vergognosa.
Ma vie più lieta, più ridente e bella,
ardisce aprire il seno al sol la rosa:
questa di verdi gemme s’incappella;
quella si mostra allo sportel vezzosa,
l’altra che ’n dolce foco ardea pur ora,
languida cade, e ’l bel pratello infiora.
Carlo Betocchi
Guarda questi begli anemoni...
Guarda questi begli anemoni colti
l’altra sera ai colli di Settignano,
alcuni viola, altri più chiari; erano
mezzi moribondi, così sepolti
quasi, fra le tue mani, quasi emigrati
di là, tra le cose che si ricordano,
e invece, vedili, come pian piano
si son ripresi, nell’acqua; esaltati
da una mite speranza di rivivere
si ricolorano su dal corrotto
gambo che la tua forbice recise;
fan come noi, si parlano nel folto
della lor famigliola, e paion dire
molto del breve tempo, molto, molto.
l’altra sera ai colli di Settignano,
alcuni viola, altri più chiari; erano
mezzi moribondi, così sepolti
quasi, fra le tue mani, quasi emigrati
di là, tra le cose che si ricordano,
e invece, vedili, come pian piano
si son ripresi, nell’acqua; esaltati
da una mite speranza di rivivere
si ricolorano su dal corrotto
gambo che la tua forbice recise;
fan come noi, si parlano nel folto
della lor famigliola, e paion dire
molto del breve tempo, molto, molto.
Giovanni Meli
Lu sistema sessuali di li ciuri di lu celebri Linneu
Nici, sai pirchì stu ciuri,
chi sta sutta la tua gorgia,
tanta pompa e lussu sforgia
di fraganzi e di culuri?
Pirchì è un lettu nuziali,
chi natura à preparatu
a na zita ch’avi allatu
deci spusi in fiocchi e in gali.
Vidi quantu sù galanti
l’apparati, li curtini!
Quantu vaghi, quantu fini
sù li rasi di li canti!
Tra na conca chi c’è ’mmenzu
sta la spusa, e ogni maritu,
aspittannu lo so invitu,
a l’abbrazzi è già propenzu.
Tra li palpiti amurusi
si distilla la ducizza,
chi si cogghi a stizza a stizza
poi da l’api industriusi…
Ma tu canci, ohimè, d’aspettu!
Tu ti copri di russuri!
Nun è chistu, ah no, lu ciuri,
chi conveni a lu to pettu!
Eccu ccà chist’àutru: osserva,
ccà c’è sula na spusina,
chi na pura ciamma fina
per un Zefiru cunserva.
Iddu parti all’alba avanti,
e radennu prati e lidi,
tra li ciuri si providi
di l’essenzi fecundanti.
Senza pausa scurri, e in fretta
movi l’una e l’àutr’aluzza,
e amurusu poi li spruzza
su la spusa chi l’aspetta.
Vidi comu a lu so ciatu,
idda s’anima e ravviva?
Nici, apprendi a quantu arriva
un amuri dilicatu!
Ed ammira, o cori miu,
jetta l’occhiu a tutti banni:
quant’estisu, quantu granni
è l’imperiu di stu Diu!
chi sta sutta la tua gorgia,
tanta pompa e lussu sforgia
di fraganzi e di culuri?
Pirchì è un lettu nuziali,
chi natura à preparatu
a na zita ch’avi allatu
deci spusi in fiocchi e in gali.
Vidi quantu sù galanti
l’apparati, li curtini!
Quantu vaghi, quantu fini
sù li rasi di li canti!
Tra na conca chi c’è ’mmenzu
sta la spusa, e ogni maritu,
aspittannu lo so invitu,
a l’abbrazzi è già propenzu.
Tra li palpiti amurusi
si distilla la ducizza,
chi si cogghi a stizza a stizza
poi da l’api industriusi…
Ma tu canci, ohimè, d’aspettu!
Tu ti copri di russuri!
Nun è chistu, ah no, lu ciuri,
chi conveni a lu to pettu!
Eccu ccà chist’àutru: osserva,
ccà c’è sula na spusina,
chi na pura ciamma fina
per un Zefiru cunserva.
Iddu parti all’alba avanti,
e radennu prati e lidi,
tra li ciuri si providi
di l’essenzi fecundanti.
Senza pausa scurri, e in fretta
movi l’una e l’àutr’aluzza,
e amurusu poi li spruzza
su la spusa chi l’aspetta.
Vidi comu a lu so ciatu,
idda s’anima e ravviva?
Nici, apprendi a quantu arriva
un amuri dilicatu!
Ed ammira, o cori miu,
jetta l’occhiu a tutti banni:
quant’estisu, quantu granni
è l’imperiu di stu Diu!
Giovanni Pascoli
Da I filugelli
Ma tu ti sganci il candido corsetto,
o bionda Rosa. Fuori è chiaro il sole,
e due colombi tubano sul tetto.
Ti slacci il busto. Odore di vïole
bianche è nell’orto. Oh! lascia come prima.
Bello è come è. Non altro fior ci vuole.
Ci son due bocci ch’hanno il rosso in cima.
Non chiudere entro il bianco petto, o Rosa,
il fior del sonno. Non la notte e il giorno
costì si veglia e mai non si riposa?
Ma senti a un tratto scalpicciare intorno
alla tua casa… Ora le lievi trine
tu lieve agganci, ed il corsetto adorno
richiudi, a un grido delle tue vicine.
o bionda Rosa. Fuori è chiaro il sole,
e due colombi tubano sul tetto.
Ti slacci il busto. Odore di vïole
bianche è nell’orto. Oh! lascia come prima.
Bello è come è. Non altro fior ci vuole.
Ci son due bocci ch’hanno il rosso in cima.
Non chiudere entro il bianco petto, o Rosa,
il fior del sonno. Non la notte e il giorno
costì si veglia e mai non si riposa?
Ma senti a un tratto scalpicciare intorno
alla tua casa… Ora le lievi trine
tu lieve agganci, ed il corsetto adorno
richiudi, a un grido delle tue vicine.
Ludovico Ariosto
La verginella
La verginella è simile alla rosa,
ch’in bel giardin su la nativa spina
mentre sola e sicura si riposa,
nè gregge nè pastor se le avvicina;
l’aura soave e l’alba rugiadosa,
l’acqua, la terra al suo favor s’inchina:
gioveni vaghi e donne innamorate
amano averne e seni e tempie ornate,
rimossa viene e dal suo ceppo verde,
che quanto avea dagli uomini e dal cielo
favor, grazia, bellezza, tutto perde.
ch’in bel giardin su la nativa spina
mentre sola e sicura si riposa,
nè gregge nè pastor se le avvicina;
l’aura soave e l’alba rugiadosa,
l’acqua, la terra al suo favor s’inchina:
gioveni vaghi e donne innamorate
amano averne e seni e tempie ornate,
rimossa viene e dal suo ceppo verde,
che quanto avea dagli uomini e dal cielo
favor, grazia, bellezza, tutto perde.
Sergio Solmi
Giardino
L’iridato
getto che il vento obliqua e sfrangia, vela
per un istante il paesaggio,
lo appanna come una memoria.
Poi di colpo s’imprimono
nella stillante aria il fico, il nespolo
del Giappone, arde il chiaro
deliquio delle rose. A sommo
del muro gli archi del loggiato, le
persiane verdi e nere
s’inseguono, più su la fuga ilare
dei meli scende a picco, scendono
monti e ombre di monti.
Bellezza un poco cruda, non mia forse,
e troppo mia,
come una spada lampeggiante un giorno
mi feristi nel sonno adolescente,
dentro t’ebbi a non farmi più dormire.
getto che il vento obliqua e sfrangia, vela
per un istante il paesaggio,
lo appanna come una memoria.
Poi di colpo s’imprimono
nella stillante aria il fico, il nespolo
del Giappone, arde il chiaro
deliquio delle rose. A sommo
del muro gli archi del loggiato, le
persiane verdi e nere
s’inseguono, più su la fuga ilare
dei meli scende a picco, scendono
monti e ombre di monti.
Bellezza un poco cruda, non mia forse,
e troppo mia,
come una spada lampeggiante un giorno
mi feristi nel sonno adolescente,
dentro t’ebbi a non farmi più dormire.
Umberto Piersanti
Il ranuncolo delle canne
crescono radi e alti tra le canne
che d’aprile sono verdi come foglie
nitida la corolla, nitida e gialla
splende nell’acqua marcia, un poco trema
stacca i suoi lembi il vento, li depone
dove l’anima ch’è nel fondo
talvolta sale
solo tre fiori uscirono quell’anno
dentro le canne fitte del fontanino
ma l’ha colti l’Imelde, tutti quanti,
quando la donna dorme vede passare
l’anima dentro il muro, dall’orcio
prende i ranuncoli ed esce,
quando si sveglia
nella stanza non c’è neanche un fiore
che d’aprile sono verdi come foglie
nitida la corolla, nitida e gialla
splende nell’acqua marcia, un poco trema
stacca i suoi lembi il vento, li depone
dove l’anima ch’è nel fondo
talvolta sale
solo tre fiori uscirono quell’anno
dentro le canne fitte del fontanino
ma l’ha colti l’Imelde, tutti quanti,
quando la donna dorme vede passare
l’anima dentro il muro, dall’orcio
prende i ranuncoli ed esce,
quando si sveglia
nella stanza non c’è neanche un fiore