Poesie di questo tema
Libertà
Amelia Rosselli
Impromptu (1, 2, 12)
Il borghese non sono io
che tralappio d’un giorno all’
altro coprendomi d’un sudore
tutto concimato, deciso, coinciso
da me, non altri—o se soltanto
d’altri sono il clown faunesco
allora ingiungo l’alt, quella
terribile sera che non vi
fu epidemia ma soltanto un
resto delle mie ossa che
si rifiutavano di seccarsi
al sole.
Non v’è sole che non sia
lumière, (e il francese è
un par terre) quando cangiando
viste, cangiasti forme, anche
nel tuo nostalgico procedere
verso un’impenetrabile morte.
Nel verso impenetravi la
tua notte, di soli e luci
per nulla naturali, quando
l’elettrico ballo non più
compaesano distingueva tra
chi era fermo, e chi non
lo era. Difendo i lavoratori
difendo il loro pane a denti
stretti caccio il cane da
questa mia mansarda piena
d’impenetrabili libri buoni
per una vendemmia che sarà
tutta l’ultima opera vostra
se non mi salvate da queste
strette, stretta la misura
combatte il soldo e non v’è
sole ch’appartenga al popolo!
Quando su un tank m’avvicino
a quel che era un tango, se
la misericordia era con me
quando vincevo, e invero
se la tarda notte non fosse
ora ora di mattino, io non
scriverei più codeste belle
note! Davvero mi torturi?
e davvero m’insegni a non
torturare la mente in agonia
d’altri senz’agonia, ma mancanti
al sole di tutti i splendidi
soldi che hai riconosciuto
nella Capitale del vizio
che era Roma? E tu frassino
oh lungo fratello d’una volta
chiamato Pierpaolo, un ricordo
soltanto ho delle tue vanaglorie
come se in fondo fosse l’ambizione
a gettar l’ultimo sguardo
dall’ultimo ponte.
Lo spirito della terra mi muove
per un poco; stesa o seduta guardo
non l’orologio; lo tasto e lo
ripongo al lato della testa, che
non sonnecchiando ma nemmeno
pensando, si rivolse al suo dio
come fosse lui nelle nuvole! Rinfiacchita
l’infanzia muraria di questi versi
non sono altro che pittorica immaginazione
se nel campo di grano rimango
a lungo stesa a pensarci sopra.
che tralappio d’un giorno all’
altro coprendomi d’un sudore
tutto concimato, deciso, coinciso
da me, non altri—o se soltanto
d’altri sono il clown faunesco
allora ingiungo l’alt, quella
terribile sera che non vi
fu epidemia ma soltanto un
resto delle mie ossa che
si rifiutavano di seccarsi
al sole.
Non v’è sole che non sia
lumière, (e il francese è
un par terre) quando cangiando
viste, cangiasti forme, anche
nel tuo nostalgico procedere
verso un’impenetrabile morte.
Nel verso impenetravi la
tua notte, di soli e luci
per nulla naturali, quando
l’elettrico ballo non più
compaesano distingueva tra
chi era fermo, e chi non
lo era. Difendo i lavoratori
difendo il loro pane a denti
stretti caccio il cane da
questa mia mansarda piena
d’impenetrabili libri buoni
per una vendemmia che sarà
tutta l’ultima opera vostra
se non mi salvate da queste
strette, stretta la misura
combatte il soldo e non v’è
sole ch’appartenga al popolo!
Quando su un tank m’avvicino
a quel che era un tango, se
la misericordia era con me
quando vincevo, e invero
se la tarda notte non fosse
ora ora di mattino, io non
scriverei più codeste belle
note! Davvero mi torturi?
e davvero m’insegni a non
torturare la mente in agonia
d’altri senz’agonia, ma mancanti
al sole di tutti i splendidi
soldi che hai riconosciuto
nella Capitale del vizio
che era Roma? E tu frassino
oh lungo fratello d’una volta
chiamato Pierpaolo, un ricordo
soltanto ho delle tue vanaglorie
come se in fondo fosse l’ambizione
a gettar l’ultimo sguardo
dall’ultimo ponte.
Lo spirito della terra mi muove
per un poco; stesa o seduta guardo
non l’orologio; lo tasto e lo
ripongo al lato della testa, che
non sonnecchiando ma nemmeno
pensando, si rivolse al suo dio
come fosse lui nelle nuvole! Rinfiacchita
l’infanzia muraria di questi versi
non sono altro che pittorica immaginazione
se nel campo di grano rimango
a lungo stesa a pensarci sopra.
Antonio Porta
azzannano le mani
Esortazione
nel distendere dietro la nuca una parete di metallo
nell’appoggiare le mani sopra una parete che non c’è
come si propongono azioni di fronte a un pubblico pagato da
[altri
alzatevi e intingetevi l’indice
voltatevi e indicate l’uscita
osservando sollevando tutte le tende di seta
staccando distendendo le dita sopra questa parete
come si strangolano animali in una stanza gremita
alzatevi e dite di toccarvi
subito e in fretta
subito saltate via
nel distendere dietro la nuca una parete di metallo
nell’appoggiare le mani sopra una parete che non c’è
come si propongono azioni di fronte a un pubblico pagato da
[altri
alzatevi e intingetevi l’indice
voltatevi e indicate l’uscita
osservando sollevando tutte le tende di seta
staccando distendendo le dita sopra questa parete
come si strangolano animali in una stanza gremita
alzatevi e dite di toccarvi
subito e in fretta
subito saltate via
Pier Paolo Pasolini
Rifacimento di “Libro libero”
La vera libertà è poca cosa: ciò che si sa—
solo per chi sa molto, e male, la libertà è grande;
la fraternità lega al poco sapere
così se ne vanno gli uomini e i popoli,
dopo aver cercato, quasi sempre senza riuscirci,
quel po’ di libertà che potevano cercare.
Dunque, si deve fingere, pur sospettando altre, e avendone
[terrore,
che le cose stiano così,
ché? se altro si cerca, si tradisce la fraternità:
e il fratello povero non sa giudicare il fratello ricco;
comincia una serie di menzogne,
e chi vive lo stato fraterno e l’illusione
sa, eccome, anche essere privo di pietà—
Abbandonato, indietro, chi non è fratello corre dietro al branco
fingendo di condividerne sentimenti e brame
Si nasconde gli occhi davanti alla luce della verità
che lo perseguita come una maledizione per tutta la vita
(anche se della verità essa non è che un’ombra)
Gli altri vogliono capi, e cosa può fare egli se non ne vuole?
E le umili leggi?
E le istituzioni che ci permettono di capirci?
E il senso comune che ci dà una complicità priva di ogni colpa?
Accettare tutto, accettare tutto
Ma c’è qualcosa che non si può e non si potrà mai negare:
o nascondere, povero figlio lontano
e corrotto dalla tua pietà verso te stesso—
Nutriti, nutriti pure del bene che ti permette di non esser libero!
solo per chi sa molto, e male, la libertà è grande;
la fraternità lega al poco sapere
così se ne vanno gli uomini e i popoli,
dopo aver cercato, quasi sempre senza riuscirci,
quel po’ di libertà che potevano cercare.
Dunque, si deve fingere, pur sospettando altre, e avendone
[terrore,
che le cose stiano così,
ché? se altro si cerca, si tradisce la fraternità:
e il fratello povero non sa giudicare il fratello ricco;
comincia una serie di menzogne,
e chi vive lo stato fraterno e l’illusione
sa, eccome, anche essere privo di pietà—
Abbandonato, indietro, chi non è fratello corre dietro al branco
fingendo di condividerne sentimenti e brame
Si nasconde gli occhi davanti alla luce della verità
che lo perseguita come una maledizione per tutta la vita
(anche se della verità essa non è che un’ombra)
Gli altri vogliono capi, e cosa può fare egli se non ne vuole?
E le umili leggi?
E le istituzioni che ci permettono di capirci?
E il senso comune che ci dà una complicità priva di ogni colpa?
Accettare tutto, accettare tutto
Ma c’è qualcosa che non si può e non si potrà mai negare:
o nascondere, povero figlio lontano
e corrotto dalla tua pietà verso te stesso—
Nutriti, nutriti pure del bene che ti permette di non esser libero!