Pietro Aretino

Pietro Aretino

1492–1556 · visse 64 anni IT IT

n. 1492-04-20, Arezzo · m. 1556-10-21, Veneza

Dammi la lingua

[U.] «Dammi la lingua e apponta i piedi al muro,
stringe le coscie e tiemmi stretto stretto,
lasciatev’ir a riverso sul letto,
che d’altro che di fotter non mi curo.»

[D.] «Ahi, traditor, tu hai che cazzo duro!
Oh come su la potta ci confetto!
Un dì tormelo in culo ti prometto,
e di farlo uscir netto t’assicuro.»

[U.] «Io vi ringrazio, cara Lorenzina.
Mi sforzerò servirvi, ma spingete,
spingete come fa la Ciabattina.»

[D.] «Io farò adesso, e voi quando farete?»
[U.] «Adesso, dammi tutta la lenguina,
ch’io moro.» [D.] «E io…»[U.] «E voi cagion ne sete.

Adunque compirete?»
[D.] «Adesso, adesso faccio, signor mio…
adesso ho fatto.»
[U.] «E io… ahimè, o Dio!»
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Poesie

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Dammi la lingua

[U.] «Dammi la lingua e apponta i piedi al muro,
stringe le coscie e tiemmi stretto stretto,
lasciatev’ir a riverso sul letto,
che d’altro che di fotter non mi curo.»

[D.] «Ahi, traditor, tu hai che cazzo duro!
Oh come su la potta ci confetto!
Un dì tormelo in culo ti prometto,
e di farlo uscir netto t’assicuro.»

[U.] «Io vi ringrazio, cara Lorenzina.
Mi sforzerò servirvi, ma spingete,
spingete come fa la Ciabattina.»

[D.] «Io farò adesso, e voi quando farete?»
[U.] «Adesso, dammi tutta la lenguina,
ch’io moro.» [D.] «E io…»[U.] «E voi cagion ne sete.

Adunque compirete?»
[D.] «Adesso, adesso faccio, signor mio…
adesso ho fatto.»
[U.] «E io… ahimè, o Dio!»

Fottiamci, anima mia

[U.] «Fottiamci, anima mia, fottiamci presto,
poiché tutti per fotter nati siamo,
e se tu il cazzo adori, io la potta amo,
e saria il mondo un cazzo senza questo.

E se post mortem fotter fuss’onesto,
direi: tanto fottiam che ci moriamo,
per fotter poi de là Eva ed Adamo,
che trovaro il morir sì disonesto.»

[D.] «Veramente gli è ver, che s’i furfanti
non mangiavan quel pomo traditore,
io so che si sfoiavano gli amanti.

Ma lasciamo ir le ciancie, e insino al core
ficcami il cazzo, e fa’ ch’ivi si schianti
l’anima che ’n sul cazzo or nasce or more.»

[U.] «E s’è possibil, fore
non mi tener [de] la potta i coglioni,
d’ogni piacer fottuto testimoni.»

Perch’io prov’or

[D.] «Perch’io prov’or un sì solenne cazzo,
che mi rovescia l’orlo de la potta,
io vorrei esser tutta quanta potta,
ma vorrei che tu fossi tutto cazzo.

Perché s’io fossi potta, e tu cazzo,
isfameria per un tratto la potta,
e tu averesti anche da la potta
tutto il piacer che può aver un cazzo.

Ma non potendo esser tutta potta,
né tu diventar tutto di cazzo,
piglia il buon voler da questa potta.»

[U.] «E voi, pigliate del mio poco cazzo
la buona volontà: in giù la potta
ficcate, e io in su ficcherò il cazzo;

e dipoi su il mio cazzo
lasciatevi andar tutta con la potta:
e sarò cazzo, e voi sarete potta.»

Posami questa gamba

[U.] «Posami questa gamba in su la spalla,
e levami dal cazzo anco la mano,
e quando vuoi ch’io spinga forte o piano,
piano o forte col cul sul letto balla.

E s’in cul dalla potta il cazzo falla,
di’ ch’io sia un forfante e un villano,
perch’io conosco dalla vulva l’ano,
come un caval conosce una cavalla.»

[D.] «La man dal cazzo no levarò io,
non io, che non vo far questa pazzia,
e se non vuoi così, vati con Dio.

Che ’l piacer dietro tutto tuo saria,
ma dinanzi il piacer è tuo e mio,
siché, fotti a buon modo, o vanne via.»

[U.] «Io non me n’anderia,
signora cara, da così dolce ciancia,
s’io ben credessi campar il Re di Francia.»

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