La casa di campagna dove leggere
George Eliot o E. M. Forster fino all’ora
della cenere e poi quando s’infervora
il silenzio delle siepi contendere

ori carte e primiera ai non ancora
scomparsi, è questa ormai l’unica immagine
che riesco a farmi della gioia in bilico
sulla frana del sonno. Ma la ignora

poco dopo, svegliandosi, la mente
infantilmente avida di luce
e rituffarsi impavida nell’orrida

dolcezza del presente: così incespica
un piede nell’altro, così si scuce
il rammendo invisibile del niente.
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