La maestra di piano
Ha smesso il lutto. Una vestina chiara.
Beethoven, terza pagina. Un sorriso
nell’ombra. S’è levata d’improvviso
con quel sorriso nella bocca amara.
Ha sonato di nuovo. La sua testa
ferma fra le candele. «Non dovete
cedere.» Sguardo. «Pallide, inquïete
mani...» E la mano che più soffre è questa.
Un fruscìo di quaderni.
L’agilità di tocco
di un’allieva. Uno sciocco
esercizio di Czerny.
Egli è dunque arrivato
questa volta importuno.
Su la soglia qualcuno
trattiene il fidanzato.
Or la fronte che scotta
s’appoggia alla vetrata.
La campana malata
chiama al tempio di Isotta.
Giornata grigia. Piove:
giornata grigia e stolta.
Eh via, or che s’ascolta?
Eh via, Czerny è Beethoven?
Beethoven, terza pagina. La testa
fra le candele, due ceri sottili.
«No, non sonare. Andiamo. Quanti aprili
ci aspettano al di là della foresta.»
Non ode. Volta. Pallide, inquïete
mani. La testa fra le due candele.
«Anima, dammi un poco del tuo fiele,
un poco del tuo male, anima: ho sete.»
Beethoven, terza pagina. Un sorriso
nell’ombra. S’è levata d’improvviso
con quel sorriso nella bocca amara.
Ha sonato di nuovo. La sua testa
ferma fra le candele. «Non dovete
cedere.» Sguardo. «Pallide, inquïete
mani...» E la mano che più soffre è questa.
Un fruscìo di quaderni.
L’agilità di tocco
di un’allieva. Uno sciocco
esercizio di Czerny.
Egli è dunque arrivato
questa volta importuno.
Su la soglia qualcuno
trattiene il fidanzato.
Or la fronte che scotta
s’appoggia alla vetrata.
La campana malata
chiama al tempio di Isotta.
Giornata grigia. Piove:
giornata grigia e stolta.
Eh via, or che s’ascolta?
Eh via, Czerny è Beethoven?
Beethoven, terza pagina. La testa
fra le candele, due ceri sottili.
«No, non sonare. Andiamo. Quanti aprili
ci aspettano al di là della foresta.»
Non ode. Volta. Pallide, inquïete
mani. La testa fra le due candele.
«Anima, dammi un poco del tuo fiele,
un poco del tuo male, anima: ho sete.»