Pèrdimi, Signore, ché non oda
gli anni sommersi taciti spogliarmi,
sì che cangi la pena in moto aperto:
curva minore
del vivere m’avanza.

E fammi vento che naviga felice,
o seme d’’orzo o lebbra
che sé esprima in pieno divenire.

E sia facile amarti
in erba che accima alla luce,
in piaga che buca la carne.

lo tentò una vita:
ognuno si scalza e vacilla
in ricerca.

Ancora mi lasci: son solo
nell’ombra che in sera si spande,
né valico s’apre al dolce
sfociare del sangue.
Condividi

Commenti (0)

Accedi per pubblicare un commento.

Ancora nessun commento. Sia il primo a commentare.